Introduzione allo spinning al luccio

Introduzione allo spinning al luccio

 

Il luccio: predatore per eccellenza di acqua dolce. Caratterizzato da una bocca particolarmente pronunciata con un “becco” a papera dotato di denti estremamente affilati. Ama sostare al riparo attorno a qualsiasi tipo di vegetazione acquatica in attesa della sua preda nei confronti della quale tende agguati rapidi e violenti. Si nutre di altri pesci, a volte anche di dimensioni simili a se stesso. Può raggiungere delle taglie da capogiro ed innescare duelli molto avvincenti nonché attaccare l’esca con incredibile forza e, non sono rari, anche salti fuori dal pelo dell’acqua. La tecnica di pesca a spinning al luccio predilige sicuramente la qualità delle catture rispetto alla quantità e tolte le dimensioni ragguardevoli che può raggiungere, è sicuramente il suo “carattere” a renderlo uno dei predatori più ambiti delle nostre acque. La pesca al luccio a spinning è, per molti, una vera è propria malattia. Che si tratti di cercarlo in lago, in fiume, dalla barca o da riva, la ricerca di questo meraviglioso predatore è in grado di far desistere anche i più tenaci. Per quanto ci si possa sforzare, capire le sue abitudini, i momenti di attività e riuscire a prevederli con successo sembra essere più un compito da cartomante che da pescatore. Le specie di luccio presenti sul territorio Italiano sono due, ibridi annessi. Luccio italico: Esox Flaviae e luccio europeo: Esox lucius (comunemente chiamato “verdone”).

Essi condividono spesso gli stessi ambienti, soprattutto nel nord-Italia; pertanto trovare laghi e fiumi in cui la presenza della specie autoctona sia “esclusiva” è sempre più raro. Se già la pesca al nostro amato esocide non è delle più semplici, quando si decide di insidiare nello specifico il luccio italico, la cosa si complica ulteriormente. Si tratta di un predatore molto lunatico che riusciremo ad ingannare nei pochi momenti di attività che lo portano ad attaccare le nostre esche artificiali. La cattura di questo pesce non è mai scontata e trovarsi al posto giusto nel momento giusto diventa essenziale così come l’esca utilizzata, e correttamente manovrata, è di fondamentale importanza per indurre all’attacco questo affascinate predatore.L’attrezzatura da pesca per lo spinning al luccio. Per quanto riguarda la canna da pesca l’ideale saranno attrezzi con una lunghezza compresa tra i 2.10 e i 2.40 (7-8 piedi circa) dall’azione piuttosto rapida e potente in grado di gestire esche di dimensioni importanti (anche da ioltre 100gr) come ad esempio una Loomis & Franklin Swimbait (2,05 mt 28-112 gr) abbinata ad un buon mulinello taglia 5000 – 6000, come ad esempio il Trabucco Invictus SW 6500H.

 

La lunghezza della canna influenza a portata di lancio, dunque canne sui 2.40 m saranno da preferire soprattutto in luoghi dove sondare molta acqua, anche distanti dalla sponda, per aumentare le nostre possibilità di cattura. Alcuni pescatori prediligono il casting altri lo spinning, l’importante sarà sempre pescare con attrezzi adeguati e proporzionati ai pesci che cerchiamo di insidiare. Per quanto riguarda il filo in bobinaè d’obbligo utilizzare un trecciato di qualità dalla portata di almeno 30 – 40 lb come ad esempio il Trabucco X8 Extreme Pro da 40lb. L’utilizzo di uno spezzone terminale che non vada a ledersi con gli affilatissimi denti del predatore è di vitale importanza. Tale accorgimento ci permetterà inoltre di non perdere le nostre preziosissime esche e, cosa ancor più importante, eviterà al pesce inutili sofferenze. L’immancabile cavetto: consiste in uno spezzone di lunghezza variabile, di norma dai 30 ai 50 cm, il quale può essere realizzato in acciaio, in titanio o addirittura in fluorocarbon. Se il cavetto in acciaio rappresenta la soluzione più comune e facilmente reperibile sul mercato, il mio consiglio è quello di adottare la soluzione in fluorocarbon a vantaggio di una maggiore invisibilità in acqua. Il diametro può oscillare, a seconda dei gusti del pescatore e delle dimensioni delle esche che si andranno ad utilizzare, ma è bene non scendere mai al disotto dello 0,80 mm. Va fatta eccezione soltanto per manovrare grossi jerk per i quali la soluzione migliore è sicuramente quella di adottare cavetti rigidi. Possiamo comunque utilizzare cavetti in fluorocarbon, ma potremmo incappare in noiosi incastri del cavetto sulle ancorette, vanificando così un buon lancio. Il cavetto rigido, oltre a trasmettere la jerkata in maniera ottimale, eviterà proprio che si creino spiacevoli garbugli.Pinze a becchi lunghi: fondamentali durante le operazioni di slamatura della preda sono consigliate di dimensione dai 30 cm in su per far fronte anche ad eventuali ucci di taglia.Guadino: dotato di rete gommata e di dimensioni generose è un accessorio indispensabile per il salpaggio dei lucci nel pieno rispetto del catch & release come ad esempio il modello Rapture Aggressor nets il quale appare: capiente, pieghevole, robusto, leggero e molto comodo da trasportare.Esche Artificiali. Se è vero che il nostro amato esocide, quando in caccia, ingoierebbe qualsiasi cosa è altrettanto vero l’esatto opposto nei momenti di minore attività o di apatia più totale. Nello spinning al luccio capita frequentemente di veder pesci seguire la nostra esca fin sotto i piedi e magari restare lì fermi a fissarli, o magari dargli delle timide musate per poi dileguarsi. Sia che si parli di luccio italico che di europeo, la storia è sempre quella. Nella scelta delle esche da usare è fondamentale capire, o almeno intuire, quale possa essere il foraggio principale in quel determinato ambiente e la dimensione dello stesso più facilmente reperibile dal predatore. Negli ultimi anni, la misura delle esche da luccio sul mercato è aumentata in maniera esponenziale: vuoi per moda, vuoi per vendere o per la semplice soddisfazione di prendere un luccio con un’esca da 40 cm, il mercato è andato decisamente verso le “big lures” e con esso molti pescatori. Per mia esperienza, esche “oversize” spesso non premiano quanto esche di dimensioni più ridotte e meno appariscenti soprattutto quando si ha a che fare con il luccio italico. Bisogna considerare che, essendo un pesce autoctono, il luccio nostrano ha uno stretto legame con il resto della fauna ittica, in particolare con le sue prede naturali. Dovremo quindi, anche noi, adottare la stessa naturalezza nella scelta dell’esca prediligendo forme e colori naturali ai colori più accesi che invece i rivelano spesso vincenti nella “caccia” al verdone. Chi si avvicina alla pesca di questo fantastico predatore rimarrà ammaliato dalla quantità di esche che il mercato offre ed è solo grazie all’esperienza maturata che saremo in grado di scegliere l’esca più adatta allo spot ed alla situazione. Possiamo però fare dei raggruppamenti grossolani e vedere qualche caratteristica per capire cosa è meglio usare, dove e quando.Esche metalliche: ne fanno parte tutti i cucchiaini rotanti e ondulanti che artificiali di più recente introduzione come gli spinnerbait e le chatterbait. Caratteristica comune a tutte queste esche è l’emissione di vibrazioni che conferiscono a queste un forte potere attrattivo sui predatori sia quando essi sono in caccia che per risvegliare il loro istinto predatorio in momenti di totale apatia. Gli ondulanti saranno i più indicati specialmente nel caso di fondali bassi, mentre i rotanti, semplici o muniti di trailer più o meno voluminosi, si presteranno bene anche all’utilizzo in fondali più digradanti. Spinnerbait e chatterbait, oltre le tante vibrazioni, garantiranno una notevole diminuzione degli incagli; lo spinnerbait, infatti, dotato di amo singolo rivolto verso l’alto, per la sua particolare forma difficilmente cadrà vittima di rami e ostacoli vari. Le chatterbait invece possiedono una paletta alla quale di norma è collegato un jig, di peso variabile, con amo offset che consente il montaggio di un siliconico come trailer in modalità anti-incaglio.

 

Esche rigide (hardbait): raggruppamento che comprende una moltitudine di esche con i più disparati utilizzi. In linea generale, all’interno vi troviamo minnow, jerk, crank, lipless e swimbait. I minnow: artificiali, dotati di paletta, i quali hanno forme e dimensioni molto variabili che, solitamente, vengono recuperati in maniera lineare, alternando delle pause più o meno lunghe.Sappiate che: le pause spesso giocano un ruolo fondamentale nella cattura del luccio. I jerk sono un’esca cardine della pesca dell’esocide. Anche questo tipo di artificiale, se recuperato e “mosso” nel modo corretto può risultare micidiale soprattutto con la specie esox lucius. La forma tipicamente a “goccia” più o meno allungata, e l’assenza di una paletta, delegano tutto il movimento al pescatore che dovrà animare l’inganno con dei colpi di cimino decisi, detti appunto “jerkate”. A seconda dello spot, potremo optare per jerk galleggianti, affondanti o suspending; inoltre, vista la loro particolare forma, godono di una eccezionale lanciabilità che ci aiuterà nel sondare tantissima acqua. I lipless derivano sostanzialmente dai minnow, dai quali si differenziano per l’assenza di paletta. Essi si prestano bene per presentazioni sotto il pelo dell’acqua o nei primi strati dove potranno essere recuperati sia in maniera lineare che animati da piccole jerkate per conferirgli un nuoto irregolare. Se nell’immediato sotto sponda del nostro spot, troviamo una colonna d’acqua difficile da sondare con altre esche, una delle scelte migliori è rappresentata dall’utilizzo di un crank. Con la loro paletta, decisamente oversize e pronunciata, sono in grado di scendere anche di diversi metri sotto la superficie e di stanare il predatore anche quando si nasconde in profondità. Possiedono spesso un nuoto abbastanza frenetico sul proprio asse orizzontale, e molti modelli sono dotati di piccole sfere al loro interno che emettono una notevole quantità di vibrazioni. Le swimbait, la cui forma spesso richiama, in maniera più o meno realistica, quella di un pesce, si caratterizzano per la presenza di snodi che conferiscono a queste esche un movimento estremamente realistico e adescante. Possono essere dotate o meno di paletta ed il loro recupero avviene tipicamente in maniera lineare alternato alle solite, più o meno lunghe e frequenti, pause che spesso inducono il luccio all’attacco. Troviamo infine esche di superficie (topwater) che svolgono la loro funzione sulla superficie dell’acqua andando ad imitare un pesce agonizzante sul pelo dell’acqua o ad esempio una rana e trovano il loro impiego specie durante le stagioni più calde, in presenza di pesce attivo, o per una pesca sopra alle nifee.Esche siliconiche (softbait): forme, colori e dimensioni delle esche siliconiche sono in continua evoluzione e la loro efficacia è tra le più appaganti specie quando si ha a che fare con la specie esox flaviae. Il loro corpo è in genere allungato e il carattere identificativo dell’esca è dettato dalla sua parte terminale; ovvero dalla coda. Quest’ultima potrà essere a falce, appiattita o dritta, restringendosi in maniera graduale. Nel primo caso il movimento complessivo sarà molto sinuoso e, a seconda della lunghezza e dell’ampiezza della coda, più o meno ampio. Una coda piatta e scodinzolante caratterizza invece i cosiddetti shad. Una coda piuttosto dritta ed appiattita caratterizza invece le softjerkbait le quali dovranno essere animate dal pescatore con le cosiddette jerkate in quanto non si muoverebbero se semplicemente recuperate in maniera lineare. Troviamo infine le softswimbait che, come ci indica il nome stesso, altro non sono che delle swim-bait di gomma, quindi morbide. Qualsiasi sia la tipologia di esca siliconica scelta il mio consiglio è quello di prediligere colori “vivi” ed accensi (giallo, verde, arancio) in presenza di pesci attivi o per cercare di scatenare in loro una “reazione” scegliendo invece esche di colori più naturali (argento, grigio, nero) in presenza di esox flaviae o comunque di pesci poco attivi.L’azione di pesca: Se si pesca da riva è indispensabile scandagliare il sotto sponda senza farsi scorgere dalle possibili prede presenti. Bisogna ricercare il luccio in zone con presenza di canneti, tappeti di ninfee oppure alberi caduti e semisommersi. Durante l’autunno e la primavera si può trovare facilmente lungo le sponde dove si sposta per prepararsi alla frega dopo la quale sarà molto attivo alla ricerca di prede per recuperare le energie (primavera). Dovunque si peschi è fondamentale avere perseveranza nel pescare; il luccio è un pesce che limita la propria attività predatoria a “finestre” di attività di pochissime ore dettate anche dalle condizioni atmosferiche. Abbiate molta pazienza e non temete quelle giornate in cui non si avverte il minimo segno di attività, il luccio può arrivare in qualsiasi momento.Quando si effettua la pesca al luccio? Nonostante il luccio, fatta eccezione per il periodo che coincide con la frega, possa essere insidiato tutto l’anno, i periodi migliori sono sicuramente quello tardo autunnale e quello primaverile. I cambi di luce generano sempre dei momenti di buona attività.

 

I miei consigli.

Non sempre il luccio attacca la nostra esca al primo colpo, dopo un agguato, ma spesso può inseguirla fin quasi sotto ai nostri piedi, per poi decidere di attaccarla oppure di restare nascosto nei paraggi per eventualmente farlo nei recuperi successivi. Siccome non sempre effettueremo recuperi a a galla (e quindi non possiamo vederlo) comportiamoci come se ce ne fosse sempre uno sotto ai nostri piedi o in scia alla nostra esca altrimenti è probabile che non faccia né l’una né l’altra cosa. La miriade di esche artificiali che troviamo in commercio e di cui possiamo disporre nelle nostre scatole porta esche possono essere tutte molto valide e lo saranno in particolar modo se contestualizzate all’ambiente in cui andremo a pescare. Il consiglio è però quello di portare con se un numero “limitato” di esche, scegliendole in precedenza in base alle caratteristiche dello spot, e focalizzando la nostra attenzione su di esse. Cambiare esca continuamente può essere, a volte, la soluzione vincente ma è altrettanto vero che cambiando spesso artificiale si può finire essere poco convinti di quello che si sta utilizzando e nella pesca al luccio mantenere la massima concentrazione, dal primo all’ultimo lancio, è fondamentale. Abbondate infine sempre un pochino nelle dimensioni degli artificiali, soprattutto se il vostro intento è quello di imbattervi in una cattura degna di nota. L’esperienza e la perseveranza saranno la migliore soluzione al “cappotto” che per chi da la “caccia” a questo predatore è alquanto usuale. Se avete trovato questo articolo utile ed interessante e vi piacerebbe, in qualche maniera, essermene grato sappiate che: la miglior ricompensa al lavoro svolto è per me rappresentata da un vostro “avvicinamento” alla pesca al luccio praticata nel pieno rispetto della specie volta ad un corretto catch and release. Poiché, purtroppo, questo meraviglioso pesce sta diventando sempre più raro salvaguardiamo in modo particolare il ceppo autoctono (Esox Lucius Flaviae), che rischia ancora di l’estinzione. Impariamo quindi non solo a pescarlo ma anche a rispettarlo, a maneggiarlo, a salvaguardarlo e ad amarlo.

 AVVENTURA IRLANDESE

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