ABC Trota Lago

Aprile, tutti i giorni un barile

ABC Trota Lago - Rivista: "Pianeta Pesca" (Aprile 2016)

Ricordo il mese di Aprile con un proverbio che, fin da piccolo, sentivo frequentemente pronunciare dai miei nonni: "Aprile, tutti i giorni un barile". Il mese di aprile rappresenta il tipico periodo di transizione tra le due stagioni “forti”: l’inverno e l’estate; il tempo è tradizionalmente variabile, le ore del giorno cominciano a superare quelle della notte e le precipitazioni sono spesso frequenti. E’ proprio dalle frequenti precipitazioni, talvolta di breve intensità, che caratterizzano tipicamente il mese di Aprile, che deriva il proverbio di cui non mi scorderò mai. Quale sarà il tipico comportamento delle trote, durante questa stagione, lo abbiamo già descritto nel numero precedente della rivista; pertanto mi limito soltanto nel riassumere, molto brevemente, la situazione ricordandovi che: durante la primavera, ed in particolar modo ad inizio stagione, dovremo essere sempre pronti a “cercare” le trote ovunque, sia in superficie che in profondità. Proprio per questo saremo “costretti” a portare sempre con noi parecchia attrezzatura, in modo da poter essere pronti ad ogni evenienza. Pensando alla pioggia, che spesso caratterizza il mese di Aprile, mi tornano alla memoria frequenti perplessità che alcuni “amici pescatori”, mi hanno espresso con le loro domande come ad esempio: “Quale lenza utilizzare quando piove?”, “Quale bombarda?”, “Come modificare la propria azione di pesca in caso di pioggia?”. Per quanto riguarda la pesca della trota in lago, l’arrivo della pioggia e della conseguente bassa pressione, non costituisce un elemento di rilievo in quanto non provoca mutazioni tali da ostacolare l’azione di pesca o comunque in grado di modificare sistematicamente il comportamento delle trote. Possiamo quindi affermare che: tendenzialmente, l’azione di pesca, così come la lenza utilizzata prima di una perturbazione , rimarrà la stessa da utilizzare anche mentre starà piovendo. Può succedere che il mutamento climatico, con conseguente variazione di luce e di pressione influisca, a volte, sulle trote e che esse aumentino quindi la loro attività predatoria. In tal caso potrebbe essere utile ricorrere a lenze più “aggressive”, talvolta recuperate più velocemente; ma ciò non rappresenta una regola e spesso può capitare anche in assenza di mutazioni climatiche. D’altra parte, se ci fossero regole scritte e certezze in merito al comportamento dei pesci, legate a fattori più o meno evidenti, quali le mutazioni climatiche, la pesca, che ritengo essere una scienza imperfetta, perderebbe gran parte del suo fascino. Un ipotetico vantaggio che possiamo trarre da una giornata di pioggia può essere quello legato al fatto che, con tutta probabilità,  in parecchi rinunceranno all’andare a pesca ed il lago sarà quindi meno affollato consentendo così ai pochi presenti di accaparrarsi le postazioni migliori. Vantaggio del quale vi consiglio di non approfittare durante un temporale in quanto, oltre alle difficoltà che affronterete nel difendervi da forti acquazzoni, maneggiando canne in carbonio, il potenziale rischio di attirare un fulmine è assolutamente da evitare. L’arrivo della pioggia è quasi sempre preceduto e talvolta accompagnato dalla presenza di un altro fenomeno naturale: “il vento” la cui intensità si rivela spesso un ostacolo per il pescatore. Non solo, trovandosi contro vento, si riducono sensibilmente la distanza e la precisione di lancio ma il vento che impatta sulla canna stessa e sulla “pancia” del filo, che si forma tra la punta della canna e la superficie dell’acqua, rappresenta un ostacolo sia per quanto riguarda l’azione di recupero che la gestione dell’abboccata. In presenza di vento piuttosto forte il mio consiglio è quindi quello di utilizzare piombi e bombarde con affondabilità superiore rispetto a quella che si sceglierebbe dovendo pescare nella stessa situazione ma in assenza di vento in modo da aumentare il contatto con l’esca per una migliore gestione del recupero e della ferrata. Dovendo ad esempio in presenza di vento intenso insidiare trote a distanza pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua; risulterebbe alquanto complicato riuscire a gestire e “sentire in canna” una bombarda con G prossimo all’1 ed il vento contribuirebbe nello spingere la bombarda stessa quasi fuori dall’acqua; in simili situazioni meglio quindi scegliere un G prossimo al 2-3. Per quanto riguarda invece un’azione di pesca più prossima al sottoriva la miglior soluzione, per “combattere” il vento, è spesso quella di ricorrere all’impiego di una lenza a galleggiante. Il mese di Aprile però, seppur spesso caratterizzato da piogge frequenti, alterna giornate e/o momenti di pioggia e vento a giorni caratterizzati da un clima mite e gradevole durante i quali possiamo sbizzarrirci al meglio con la pratica della tremarella.

La lenza per qualsiasi situazione: “la catenella”

Tra le lenze più diffuse per un recupero a tremarella e delle quali abbiamo trattato in modo approfondito sul numero precedente della rivista, vi sono: quella a piombino ed quella a vetrino ma, citando il termine: “tremarella”, non si può non pensare alla catenella. Corona o coroncina, catena o catenella, comunque la si chiami, si fa sempre e comunque riferimento alla stessa lenza costituita da “cilindretti di piombo” (styls o di stik) spaccati lungo tutto il loro lato lungo, la quale si caratterizza per un affondamento più lento in acqua rispetto ad un piombino di pari peso. Solitamente, la catenella non è in vendita nei negozi ma è una montatura semplice da realizzare, personalizzabile e molto versatile. Essa infatti, adottando opportuni accorgimenti sia durante il recupero, che per quanto riguarda la realizzazione della lenza, può essere utilizzata in svariate situazioni di pesca. Possiamo infatti realizzare catenelle utilizzando 5 - 10 styls di piccole dimensioni (es del n.9 - 10) e quindi peso leggero (circa 0.25 – 0.30 gr ciascuna) mantenendole di qualche centimetro distanziate tra loro ed effettuando in pesca un recupero tendenzialmente lento di mulinello, per una pesca più in superficie. Se ci trovassimo invece in presenza di trote più “aggressive”, che prediligono un’esca più veloce, potremo ridurre al mimino la distanza tra una styls e l’altra allo scopo di poter recuperare più velocemente la lenza. Dovendo invece insidiare pesci più profondità sarà consigliabile realizzare la lenza a catenella utilizzando 5 - 7 styls più grandi (es del n. 12 - 13) evitando così che, durante il recupero, l’esca effettui brusche risalite verso la superficie ma che si mantenga invece costantemente alla profondità a cui stazionano le trote. Anche in questo caso potremo scegliere se mantenere molto ravvicinate o più distanziate tra loro le styls in funzione della velocità di recupero che desideriamo adottare e/o per velocizzarne o ridurne l’ affondamento della lenza in acqua. In commercio si possono trovare styls di varie marche e misure, ma tutte risultano pressoché identiche tra loro; non è fondamentale quale troverete o sceglierete ma è invece importante considerare il fatto che una lenza a catena dovrà avere un peso totale compreso tra circa 1,5 e 5gr. Ognuno di noi potrà sbizzarrirsi nella realizzazione della propria lenza a corona ma sostanzialmente possiamo riassumere tutte le varie lenze in 2 grandi categorie: “La catenella chiusa” e “La catenella aperta”. La catenella chiusa, particolarmente indicata per una pesca più in profondità o per un recupero veloce, ha solitamente una lunghezza totale di circa 10 - 15 cm, ed il suo peso complessivo è solitamente compreso tra i 2,5 ed i 5 grammi. La catenella aperta invece è particolarmente indicata per una pesca in superficie o comunque per un recupero piuttosto lento di mulinello. Essa viene spesso realizzata con styls medio/piccole, distribuite sulla lenza piuttosto distanziate tra loro in modo da raggiungere una lunghezza complessiva di circa 20 – 50 cm ed suo peso totale è normalmente compreso tra 1,5 e 3 grammi. In tutti i casi la lenza a catena verrà realizzata sul filo della lenza madre, dopo aver legato al suo capo l’immancabile girella tripla al cui lato opposto verrà fissato lo spezzone terminale il quale avrà un diametro tipicamente compreso tra lo 0,12 e lo 0,16mm ed una lunghezza di circa 60cm, che potrà essere incrementata, in caso di trote particolarmente svogliate, fino a 120cm circa. Infine, ovviamente, l’amo la cui misura, tipicamente del n.8, andrà scelta in base all’esca che si vuole utilizzare, ed il tipo di innesco che si desidera effettuare, scegliendo la dimensione adeguata tra le misure n.4 e n.10. Ovviamente, proprio come nel caso del piombino e del vetrino, anche in questo caso la canna dovrà avere una lunghezza di circa 4mt ed un’azione “morbida” e leggera (casting 1-4gr)  per meglio  trasferire all’esca le vibrazioni trasmesse dalla tremarella e dovrà essere caratterizzata da una vetta particolarmente sensibile in grado di percepire anche la minima tocca.

I vantaggi di una lenza a catenella…

Leggendo il testo precedente emergono sicuramente alcune particolarità che caratterizzano una lenza a catenella ma probabilmente, alcuni di voi si chiederanno: “Quali sono i vantaggi di una lenza a catenella?”. Nella pesca ed in particolar modo nella trota lago a livello agonistico, si tende spesso ad un’eccessiva esasperazione che, a volte, rischia di creare ancor più confusione soprattutto tra i principianti. Per alcuni di voi ed in particolare per chi si trova alle prime armi, le differenze tra una lenza a catenella ed una a piombino potrebbero risultare pressoché nulle e difficili da comprendere ma vi assicuro che, con l’esperienza, tutti sarete in grado di apprezzarle. A differenza di una lenza a piombino (anche se slim) una lenza a catenella affonderà più lentamente in acqua ed offrirà quindi una maggior capacità di “strisciare” a basse velocità di recupero oltre ad agevolare, grazie alla sua “morbidezza”, la fase di abboccata e conseguente ferrata. Il peso distribuito su una porzione di lenza maggiore fa si inoltre che, l’esca fluttui in acqua più naturalmente donando all’esca un movimento più naturale e meno sospettoso. Anche durante la fase di abboccata la maggior “morbidezza”, fornita da una lenza a catenella, agevola le trote ad ingoiare l’esca e di conseguenza il pescatore durante la ferrata. Un altro “vantaggio” spesso ignorato ma che in alcune situazioni di pesca in superficie può dare i suoi frutti riguarda il “rumore” prodotto da una lenza a catenella durante la sua caduta in acqua. Come tutti voi sapete, le trote immesse nei laghetti di pesca sportiva provengono da allevamenti in cui vengono spesso nutrite con mangimi, gettati in acqua, il cui “rumore” è molto simile a quello riprodotto da una serie di styls che impattano la superficie. Questo “rumore”, a volte, è in grado di attirare le trote scatenando in loro una sorta di frenesia alimentare che le induce ad attaccare l’esca e qualche volta anche i piombi… Considerati tutti i vantaggi di una lenza a catenella perché si dovrebbe, a volte, preferire una lenza a piombino? Pur trattandosi di due lenze simili, il piombino, grazie al peso concentrato in un unico piombo, consente di raggiungere distanze di lancio più elevate, affonda più velocemente consentendo di raggiungere la profondità desiderata in un tempo minore e può essere recuperato più velocemente senza che risalga troppo in superficie. Molto sinteticamente possiamo quindi riassumere che: sceglieremo una lenza a piombino in presenza di trote “veloci”, aggressive, decise nell’abboccata oppure se situate qualche metro più in la rispetto alla distanza che riusciamo a raggiungere con una lenza a catena. Preferiremo invece una lenza a catenella in  presenza di trote più “lente” meno decise nell’abboccata, più sospettose o, nel caso di una pesca in superficie, per cercare di attirarle nei pressi della nostra esca con l’ausilio di un “mangime di piombo”.

-------------------------- Tip & Tricks --------------------

Al fine di risparmiare tempo sul luogo di pesca è possibile preparare anticipatamente alcune lenze a catena (sia di sonar che di styls). Per farlo sarà sufficiente realizzare la lenza su di uno spezzone di filo avente diametro 0,20 – 0,22 e terminandolo da una parte con la solita girella tripla, mentre dall’altra con una semplice girella, che servirà per fissare o spezzone al filo della lenza madre.

“Sonar”

Con il termine: “Sonar” a tutti conosciuto come la tecnica che utilizza la propagazione del suono come mezzo di localizzazione per la navigazione, nella trota lago, ci si riferisce a dei piombini di forma allungata, della lunghezza di circa 6 – 15 mm, con un foro passante centrale. Essi vengono infilati sulla lenza madre interponendo tra un sonar e l’altro una piccola molla metallica, o un gommino siliconico, allo scopo di distanziare i piombi fra loro per fare in modo che, durante il recupero a tremarella, si  “aprano” su una porzione di lenza maggiore. Si procede poi legando l’immancabile girella tripla al cui lato opposto verrà fissato lo spezzone terminale il quale avrà un diametro tipicamente compreso tra lo 0,12 e lo 0,16mm ed una lunghezza di circa 60cm, che potrà essere incrementata, in caso di trote particolarmente svogliate, fino a 120cm circa. Infine, ovviamente, l’amo la cui misura, tipicamente del n.8, andrà scelta in base all’esca che si vuole utilizzare, ed il tipo di innesco che si desidera effettuare, scegliendo la dimensione adeguata tra le misure n.4 e n.10. Esistono in commercio sonar di diverse misure e le più utilizzate solitamente sono quelle aventi un peso compreso tra da 0,30gr ed 1,00 gr ciascuna con le quali si possono realizzare lenze più o meno “morbide” e di differente peso. Si tratta di una montatura molto simile alla catenella da abbinare quindi, anche in questo caso, ad una canna dalla lunghezza di circa 4mt con un’azione “morbida” e leggera (casting 1-4gr)  per meglio  trasferire all’esca le vibrazioni trasmesse dalla tremarella ed ovviamente caratterizzata da una vetta particolarmente sensibile in grado di percepire anche la minima tocca. Anche in questo caso, ognuno di voi si potrà sbizzarrire nella realizzazione delle varie catene  utilizzando più o meno sonar e delle dimensioni che preferisce, prestando ovviamente attenzione al peso totale della lenza il quale consiglio sia sempre compreso tra 1,5 e 5 grammi circa. Tra le lenze più utilizzate possiamo trovare ad esempio una catenella da 2,5gr realizzata utilizzando 5 pezzi di sonar da 0,5gr ciascuno; oppure una catena da 4gr costituita da 4 sonar da 1gr ciascuno. Anche in questo caso, il recupero deve essere eseguito con la solita tecnica della tremarella effettuando “sbacchettate” continue e piuttosto decise proprio per consentire alla lenza di “aprirsi” e donare all’esca un movimento morbido e naturale. Il mulinello andrà recuperato molto lentamente per avvolgere il filo in eccesso, mantenendo un contatto diretto tra cimino e lenza. Più le sbacchettate saranno frequenti e decise e più i sonar si distanzieranno tra loro aumentando la morbidezza della lenza; viceversa si otterrà un affondamento più rapido e di conseguenza una lenza più “aggresiva”.Si prediligeranno quindi sonar più pesanti, ed utilizzati in quantità minori, per ottenere una lenza più adatta ad un recupero veloce e/o più in profondità; mentre si sceglieranno sonar più leggere per realizzare una lenza più morbida e particolarmente indicata per un recupero più lento in superficie.

Sonar o styls?

Durante l’azione di recupero il “picchiettare” dei piombini sulle molle, o sui tubetti in silicone, produce vibrazioni che, assieme a quelle trasmesse dalla tremarella, possono contribuire nell’attirare l’attenzione e la curiosità delle trote nei pressi dell’esca. Questo è con tutta probabilità il fenomeno che da il nome a questa lenza nonché uno dei particolari che differenzia una catenella di styls da una di sonar. Come una catena di styls, anche quella realizzata con i sonar, durante la sua caduta in acqua, crea una sorta di effetto “mangime” ma grazie al peso più “concentrato” rispetto ad una catenella di styls aperta consente, a parità di zavorra, di lanciare qualche metro più in la. Anche una lenza a catena di sonar può essere preparata anticipatamente, su di uno spezzone di filo “chiuso” tra due girelle, ma a differenza di quanto accade per una corona di styls, in questo caso il suo recupero in acqua subirà una lieve variazione. Come specificato in precedenza infatti, durante il recupero a tremarella, i sonar si “apriranno” distribuendosi su una porzione di lenza maggiore e facendo quindi in modo che l’esca fluttui in acqua in maniera molto naturale e “morbida”. Realizzando invece la lenza di sonar chiusa tra due girelle, su di uno spezzone di filo di lunghezza limitata, si limiterà anche lo spazio in cui potrà distribuirsi il peso durante il recupero con conseguente affondamento più rapido in acqua, che potrebbe richiedere, a parità di condizione, un recupero di mulinello leggermente più veloce. Catena di sonar o di styls? Entrambe ottime lenze, molto simili, personalizzabili, versatili e spesso risolutive; quale preferire? A voi la scelta… 

By Bonez

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