ABC Trota Lago

Piccoli particolari per grandi risultati

ABC Trota Lago - Rivista: "Pianeta Pesca" (Maggio 2016)

L’amo: come lo leghiamo…

Durante la vita quotidiana, capita spesso di agire in maniera approssimativa tralasciando, in alcuni casi, dettagli che potrebbero rivelarsi invece fondamentali. Nella pesca, a volte, avviene esattamente lo stesso: ci si “scervella” alla ricerca di rimedi a vari problemi, o per ottimizzare al meglio il ritmo di catture, tralasciando piccoli dettagli che possono rappresentare la vera soluzione al problema. Un esempio? Vi è mai capitato di effettuare una serie di ferrate a vuoto oppure di ferrare e ritrovare lo spezzone terminale senz’amo? Sono certo che ad alcuni di voi è successo, ad altri probabilmente no, oppure semplicemente non vi sarete posti il problema, ma quale potrebbe essere la vera causa di questo inconveniente? In situazioni come quella appena descritta, indipendentemente dalla lenza utilizzata, solitamente si reagisce “incolpando” e sostituendo l’amo stesso o, nel caso di rottura, il filo utilizzato per la realizzazione dello spezzone terminale. Spesso, il problema si risolve, in alcuni casi anche in maniera fortuita, ma a volte senza capire quale fosse stata la vera causa. Una delle principali cause di tale inconveniente e molto spesso ignorata, riguarda il posizionamento del filo durante l’operazione di legatura dell’amo; esso infatti deve essere posizionato davanti alla paletta dell’amo e non dietro. Ignorando questo dettaglio e lasciando quindi che il filo si posizioni dietro alla paletta, non soltanto si correrà il rischio di incrementare le ferrate a vuoto ma, con il filo in tensione, la parte posteriore della paletta interferirà con lo spezzone terminale danneggiandolo, fino ad un’inevitabile rottura dello stesso. Assicurandosi invece che il filo si posizioni davanti alla paletta, durante la ferrata, la trazione che eserciterà il filo, posizionato tra gambo e ardiglione, imprimerà un movimento a “chiudere” in modo da allamare il pesce. Inoltre, in questo modo, la paletta non interferirà con lo spezzone terminale; il quale non correrà così il rischio di spezzarsi.

Quale amo?

A garanzia di ciò interviene in aiuto il cosiddetto: “V-Head” di Gamaktasu; ossia un "disegno" che interessa la parte alta del gambo (con speciale zigrinatura) e la paletta (con un solco frontale a V) che rendono questi ami enormemente più efficienti in fase di ferrata. Il disegno a “V” dell’incavo frontale mantiene il fio costantemente allineato al gambo, mentre le speciali tacche sulla parte posteriore impediscono alle spire di fio di scorrere sotto trazione, preservandone il carico di rottura. Il “V-Head” già presente su diversi modelli di ami Gamakatsu, indicati per le varie tecniche di pesca, è stato recentemente introdotto anche sulla nuovissima serie di ami pensati per la pesca della trota in lago: “LS-708N”. Questo non è però l’unico particolare che contraddistingue questa serie di ami che personalmente utilizzo e mi sento di consigliare a tutti voi. Materiale A1-Hard; ossia uno speciale acciaio al vanadio e tungsteno che consente la produzione di ami estremamente robusti e resistenti nel tempo uniti a dettagli come: punta alta e micro ardiglione che garantiscono un’eccezionale fluidità di penetrazione e tenuta fanno del 708N un amo “infallibile”. Ma le particolarità di questa serie di ami, made in Japan, non finiscono qui: una serie di pieghe “spingono” l’efficacia in ferrata a livelli stratosferici, riducendo al minimo le ferrate a vuoto e l’angolo a gomito, alla base della punta, funge da “freno” impedendo all’esca di “scivolare” durante le sollecitazioni dei lanci ea agli impulsi della tremarella. Di fatto, l’esca manterrà, molto più facilmente, la classica posizione ad “L” a garanzia di una perfetta rotazione ad elica, fondamentale per stimolare l’istino predatorio delle trote.

Le dimensioni contano…

Una caratteristica che accomuna tutti gli ami, indipendentemente dalla loro marca e modello, è la loro misura. Solitamente espressa con un numero all’aumentare del quale diminuisce proporzionalmente  la dimensione dell’amo stesso; essa andrà scelta in base al volume dell’esca che si decide di innescare. Soprattutto a coloro che sono alle prime armi, viene spesso spontaneo pensare che: per un pesce grande sia d’obbligo utilizzare un amo altrettanto grande. Va detto che, in linea generale, si tratta di un ragionamento corretto anche se nella realtà dei fatti non è proprio così. La dimensione dell’amo, infatti, deve essere scelta in base alle dimensioni dell’esca e non sulla base della dimensione del pesce che si presume di allamare. Durante l’azione di pesca, infatti, non saremo quasi mai in grado di conoscere, a priori, le dimensioni della trota che deciderà di attaccare la nostra esca, ma saremo invece noi a stabilire quale esca innescare e di conoscere quindi le sue dimensioni proporzionalmente alle quali sceglieremo  la misura dell’amo più adatta. Facendo riferimento quindi alla numerazione “classica” utilizzata ad esempio da Gamakatsu, così come per la maggior parte dei produttori, sceglieremo, ad esempio, un amo misura 6 per l’innesco di una doppia camola o comunque in caso di inneschi doppi quali: caimano-camola, verme-camola o per tutti gli inneschi, effettuati utilizzando esche siliconiche aventi un volume simile.  Consiglio inoltre di utilizzare lo stesso amo, misura n.6, anche in caso di innesco di un verme singolo, di dimensioni medio/grandi, per passare invece ad un misura n.7 nel caso in cui si adoperino, ad esempio, camole di dimensioni più contenute. La misura n.8 è spesso la più indicata per l’innesco di una camola singola, anche cucita, per l’innesco di due camole particolarmente piccole oppure nel caso in cui si disponga di  vermi non troppo “lunghi” e grossi. Nel caso in cui si ritenga invece utile ricorrere ad una presentazione particolarmente naturale dell’esca, al fine di destare il minor sospetto possibile da parte delle trote, è consigliabile ridurre le dimensioni dell’amo fino alla misura n.10 innescando una semplice camola cucita, magari colorata. Infine è possibile ricorrere all’impiego di ami di dimensioni maggiori (misura n.4) nel caso in cui si desideri innescare esche particolarmente voluminose, come ad esempio il “Vermone” Berkley Gulp!

Chi più spende meno spende

Oggigiorno possiamo trovare in commercio svariati modelli di ami, realizzati e/o distribuiti da produttori differenti e trovandosi in negozio, capita spesso di essere tentati dal risparmio che talvolta ci spinge a sceglierei un prodotto apparentemente più economico, ma a conti fatti avremo effettivamente risparmiato?  La fretta nello scegliere potrebbe farci pensare soltanto al prezzo tralasciando dettagli e particolari molto importanti e talvolta fondamentali. Ami realizzati con materiali di scarsa qualità possono piegarsi facilmente, spezzarsi, presentare ardiglioni non perfettamente affilati e deteriorarsi molto in fretta. Saremmo quindi costretti a doverli sostituire con maggiore frequenza e potrebbe mancarci, in pesca, l’affidabilità necessaria a garanzia di  successo in ferrata e per quanto riguarda il recupero del pesce. Tutto questo vi sembra un risparmio? Il mio consiglio? Non badate troppo al risparmio ma scegliete ami di qualità Gamakatsu a garanzia di efficacia e durata ed a conti fatti avrete indubbiamente risparmiato.

La lenza e l’importanza dei dettagli:

La cura dei minimi particolari non deve però limitarsi soltanto alla scelta dell’amo ma è bene venga prestata molta attenzione anche per tutto ciò che riguarda la preparazione delle lenze nonché all’azione di pesca. Tralasciando, ad esempio, dettagli come la girella tripla o scegliendone una di scarsa qualità, non soltanto vanificheremo l’ azione di pesca ma rischieremmo di dover dedicare le nostre giornate, sulle sponde di un lago, al rifacimento delle lenze anziché all’azione di pesca. Si tratta infatti di un piccolo accessorio ma allo stesso tempo fondamentale nella pesca alla trota in lago: la girella tripla ha il compito di demoltiplicare la torsione del terminale di lenza a cui è legato l'amo. Non dobbiamo infatti scordarci che, la pesca a striscio è basata su un principio fondamentale: “la rotazione dell’esca”. L’innesco, qualunque esso sia, nel girare sul proprio l'asse, farebbe “attorcigliare” il nylon su se stesso vanificandone la rotazione dell’esca; per questo è indispensabile interporre tra la zavorra ed il terminale di lenza una girella tripla che ne annulli tale torsione. Omettendola, saranno sufficienti pochissimi lanci e recuperi affinché la continua rotazione dell’esca finirebbe per causare un’inevitabile torsione del filo e conseguente arricciamento dello stesso, che ci costringerebbe a dover tagliare la lenza. Pertanto, non dimenticate mai di utilizzare la girella tripla durante la realizzazione delle vostre lenze ed anche in questo caso, sceglietene una di qualità in quanto qualsiasi suo eventuale “malfunzionamento” equivarrebbe al suo mancato impiego. Anche per quanto riguarda le girelle triple possiamo trovarne in commercio di varie misure che vengono identificate con un numero all’aumentare del quale diminuisce proporzionalmente la dimensione della girella stessa. Nell’ambito della trota lago le più utilizzate sono le misure n° 16 - 18 - 20 tra cui sceglieremo una girella più piccola (es. 20) per lenze leggere (vetrino, catenella o piombino); mentre adopereremo girelle di dimensioni maggiori per realizzare lenze a bombarda. Un altro particolare da non sottovalutare riguarda il nodo da effettuare ai capi della girella il quale, come tutti i nodi da pesca, è bene venga realizzato con la massima attenzione ed avendo cura di bagnare il filo (ad esempio con la saliva), prima di serrare il nodo, onde evitare che esso si “surriscaldi” finendo per arricciarsi con conseguente impatto in termini di tenuta. Pensando alla girella tripla ed al suo nodo, non possiamo  scordare il più insignificante particolare dal punto di vista economico, ma che non deve mai mancare: “il salva-nodo”. Realizzata in gomma “dura” e resistente, come fa presupporre il nome stesso, la perlina salva-nodo ha il compito di salvaguardare le condizioni e la tenuta del nodo stesso. Sia che si tratti di una lenza a piombino, a vetrino o a bombarda è sempre molto importante interporre tra la zavorra e la girella tripla un gommino salva-nodo allo scopo di evitare che la zavorra impatti sul nodo stesso finendo per danneggiarlo. E’ molto importante scegliere un salva-nodo avente dimensioni e caratteristiche adeguate sia alla zavorra impiegata che alle dimensioni della girella utilizzata. Utilizzando ad esempio un gommino troppo grande ed avente un foro centrale dal diametro eccessivo, si rischierebbe che, a lungo andare, il peso della zavorra impatterebbe sul salva-nodo fino ad “incastrarlo” sulla girella stessa ostacolandone, di conseguenza, la rotazione. Allo stesso modo, adoperando invece una perlina salva-nodo troppo piccola e poco resistente, per la realizzazione di lenze con zavorre “importanti” come bombarde da 20-30 grammi, essa non resisterebbe alle sollecitazioni provocate dalla zavorra che finirebbe per danneggiare la perlina stessa e di conseguenza il nodo. A proposito di nodi, sono certo che a chiunque di voi sarà capitato, almeno una volta, di spezzare la lenza in fase di ferrata o durante il recupero del pesce. Tra le principali cause di tale insuccesso vi è senza dubbio quella di un nodo non effettuato a regola d’arte ma anche l’impiego di monofili non adeguati e/o di scarsa qualità, contribuisce nell’aumentare drasticamente il rischio di rotture. Concentrando l’attenzione nei confronti dello spezzone terminale, per la pesca alla trota, è importante scegliere un filo che, prima di tutto, sia in grado di resistere alle continue sollecitazioni causate dai denti delle trote. Inoltre, in particolar modo in condizioni di acqua limpida ed in presenza di trote particolarmente diffidenti, è senza dubbio appagante adoperare un filo che risulti il più “invisibile” possibile in acqua. Spiccata resistenza all’abrasione e bassissimo indice di rifrazione in acqua sono le principali caratteristiche che contraddistinguono un fluorocarbon da un semplice nylon e proprio per questo è consigliabile realizzare i vostri spezzoni terminali utilizzando fluorocarbon di qualità, come ad esempio l’ottimo Jtm Spectrum.

 

Eccessiva rigidità, mancata immunità di “memoria”, nonché costo elevato rappresentano invece le principali motivazioni che inducono a lasciar in disparte il fluorocarbon prediligendo invece un nylon per quanto riguarda il filo da caricare in bobina. Un filo troppo rigido e dotato di memoria, favorirebbe indubbiamente la formazione di parrucche; per questo è consigliabile scegliere, come monofilo da caricare in bobina, un buon nylon che si caratterizzi per l’assenza di memoria, ottima tenuta al nodo e spiccata “morbidezza” e perché no dal prezzo contenuto come ad esempio l’ottimo Jtm Proton.

Maggio, come lo affrontiamo?

Maggio, ci troviamo nel cuore della primavera, un mese caratterizzato da temperature tipicamente ottimali accompagnate da giornate limpide e soleggiate. Non solo uno dei mesi migliori dell’anno per trascorrere giornate all’aperto ma anche uno dei periodi più divertenti per quanto riguarda la pesca della trota in lago. A differenza di quanto accade ad inizio stagione, durante il mese di maggio, se le temperature si saranno stabilizzate, non dovremo più “cercare” le trote a tutte le profondità ma sarà invece utile prestare attenzione a tutti i possibili segnali di attività delle trote, sul pelo dell'acqua, al fine di identificare le posizioni in cui stazionano i vari branchi e di conseguenza la zona in cui lanciare la nostra esca. Le trote infatti, fatto salvo condizioni climatiche particolarmente atipiche, si saranno stabilizzate pochi centimetri sotto la superficie dell’acqua e saranno distribuite un po’ ovunque. Trote tendenzialmente voraci, disposte poco sotto il pelo dell’acqua e spesso localizzabili per mezzo della loro attività in superficie, sono le principali caratteristiche che rendono il mese di maggio, non solo uno dei più divertenti ma, probabilmente, anche uno dei più “semplici” da affrontare e di conseguenza uno dei periodi migliori per chi desidera avvicinarsi alla trota lago. Recandosi in laghi dalle piccole dimensioni o comunque in presenza di trote non troppo distanti da riva, lenze a piombino ed a catenella la faranno sicuramente da padrone e lasceranno spazio ad un vetrino, ad una maracas o eventualmente ad una lenza a galleggiante soltanto in presenza di trote più “lente” e svogliate. “Teoricamente”, le trote saranno particolarmente veloci nei movimenti e piuttosto  aggressive; pertanto anche l’azione di recupero dovrà essere tendenzialmente brillante ed effettuata mantenendo la canna alta, in posizione quasi verticale, per far si che l’esca non scenda troppo in profondità. Dovendo invece raggiungere distanze di lancio maggiori sarà indispensabile ricorrere all’impiego di lenze a bombarda aventi un fattore di affondabilità G prossimo al 2-3 in modo da poter adoperare un recupero tendenzialmente veloce ed “allegro”. Anche in questo caso, se non si riceveranno attacchi o se si subiranno “rifiuti” dell’esca, sarà consigliabile non soltanto ridurre la velocità di recupero ma ricorrere inoltre all’impiego di bombarde aventi fattore G minore (da G0 a G1). Se l’impiego di bombarde dal G prossimo allo zero, che consentono di effettuare un recupero più lento dell’esca, non è sufficiente per indurre le trote ad attaccare la nostra esca potremo procedere allungando ulteriormente lo spezzone terminale, riducendo inoltre il diametro del filo utilizzato (anche 0.12mm), al fine di ottenere una sempre più naturale presentazione dell’esca. Se, nonostante tutti i nostri sforzi, le trote appariranno ancora completamente disinteressate nei confronti della nostra esca credo che non vi sia miglior occasione per ricorrere all’utilizzo di una lenza a maracas associata ovviamente all’impiego di un terminale lungo e sottile e recuperata a canna alta, con una vigorosa tremarella, allo scopo di far “suonare” la maracas stessa. Il “suono” prodotto, o meglio le vibrazioni in acqua, potranno rivelarsi l’arma vincente anche nelle situazioni più difficili risvegliando l’aggressività anche delle trote più indolenti. Questi sono i miei consigli dettati dalla mia esperienza personale e basati sulle tipiche abitudini stagionali dei nostri amici pinnuti; è indiscutibile il fatto che ogni situazione costituisce una “storia” a se che trova la miglior risposta soltanto nell’esperienza di ognuno di voi. Se qualcosa non vi è chiaro, se vi restano altri dubbi o se volete semplicemente raccontarmi le vostre esperienze non esitate a contattarmi attraverso il mio indirizzo mail; sarà per me un piacere poter interagire con voi.

By Bonez

 

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