ABC Trota Lago

Trote "svizzere"

ABC Trota Lago - Rivista: "Pianeta Pesca" (Luglio 2016)

Nonostante il termine “svizzere” ci possa far pensare alle donzelle originarie dell’omonimo Paese o ad una polpetta di carne; in questo caso vuole sottolineare la precisione necessaria per affrontare al meglio la stagione più calda.

Luglio, un mese caratterizzato dalle alte temperature ed assieme a giugno ed agosto è, senza dubbio, uno dei mesi più caldi ed afosi dell’anno.  Le trote, che non sopportano acque calde e carenti di ossigeno, si spingono in profondità alla ricerca di acqua fresca ed ossigenata. Questo lo abbiamo già raccontato nel numero precedente, così come abbiamo fatto riferimento alle caratteristiche che deve avere l’attrezzatura ed a tutti i particolari utili per affrontare al meglio questo periodo dell’anno in cui praticheremo la cosiddetta: “Pesca estiva”. Siamo quindi consapevoli del fatto che, in laghi grandi e profondi, durante l’estate, dovremo pescare con una lenza a bombarda, recuperata a profondità indicative di circa 15 metri mantenendo l’esca all’interno della “corsia di navigazione”. L’elevata profondità alla quale dovremo pescare unita alla non indifferente velocità di affondamento delle bombarde che dovremo utilizzare ed al fatto che, purtroppo, non avremo modo di appurare con certezza se staremo effettuando un recupero in corsia sono tutti fattori che fanno della pesca estiva una pesca di “precisione”. Non mi stancherò mai di ripetere infatti che, durante la pesca estiva, è estremamente importante mantenere sempre altissima la concentrazione e prestare molta attenzione sia ai giri del mulinello che a tutti i movimenti in modo da rendere l’azione di pesca: metodica e precisa. Precisi dovranno infatti essere i nostri lanci, precisi dovremo essere noi nei nostri movimenti ed altrettanto preciso dovrà essere il conteggio dei secondi di affondamento della bombarda ad ogni lancio. Sarà infatti sufficiente un piccolo errore di conteggio, piuttosto che una breve distrazione, per far si che la bombarda e di conseguenza l’esca, raggiungano una profondità differente da quella a cui stazionano le trote per incorrere così in un’inevitabile “passata a vuoto”.

Cronometriamo

Come possiamo ottenere la massima precisione di conteggio? Semplice, con l’ausilio di un orologio o meglio di un  cronometro. A differenza infatti di tutte le altre stagioni in cui i secondi di affondamento si contano poco più che sulle dita di una mano, durante la pesca estiva, i conteggi da effettuare superano a volte anche i 30 secondi. E’ quindi facilmente intuibile che effettuando, a mente, un conteggio così “lungo” e ripetendolo, lancio dopo lancio, per l’intera sessione di pesca induce inevitabilmente in errore o comunque porta ad ottenere una precisione approssimativa. Con l’ausilio invece di un semplice cronometro sarà sufficiente avviare il conteggio subito dopo che la bombarda abbia impattato la superficie dell’acqua ed attendere che il cronometro mostri sul display la cifra desiderata per iniziare quindi il recupero. In questo modo saremo sicuri che, lancio dopo lancio, la nostra bombarda raggiungerà sempre la stessa profondità. Ovviamente sarà necessario abbinare la precisione del cronometro ad altrettanta precisione delle nostre azioni avendo cura, ad ogni lancio, di azionare il conteggio sempre nello steso istante e non con qualche secondo di anticipo o di ritardo rispetto all’istante in cui la bombarda cadrà in acqua. Allo stesso modo, anche il recupero dovrà iniziare nell’esatto momento in cui il cronometro mostrerà il conteggio desiderato, ne prima, ne dopo a garanzia di un recupero in perfetta corsia.

Archetto chiuso, archetto aperto

Un conteggio preciso non è però l’unico aspetto a cui prestare particolare attenzione ma, nel praticare la pesca estiva, ogni particolare può fare la differenza e trarci in inganno “spingendoci” fuori corsia. Un esempio? Lasciare l’archetto del mulinello aperto, durante la discesa della bombarda, anziché tenerlo chiuso, per tutta la durata del conteggio, fa si che si ottenga un effetto differente. Mantenendo l’archetto aperto, la forza provocata dalla bombarda in fase di affondamento farà si che il filo fuoriesca liberamente dalla bobina del mulinello. Non incontrando forze opposte, la bombarda e di conseguenza l’ esca scenderanno quindi piuttosto velocemente e con una direzione quasi verticale, verso il fondo. In questo modo si raggiungerà la profondità di pesca desiderata in un tempo minore rispetto a quello che si dovrebbe attendere se si mantenesse l’archetto del mulinello chiuso durante la fase di “calata” e si “entrerà in corsia” a partire dal punto in cui la bombarda ha impattato sulla superficie dell’acqua stessa. Anche in questo caso è necessario però prestare sempre molta attenzione ed assicurarsi che la fuoriuscita del filo, dal mulinello, non sia ostacolata in nessun modo altrimenti equivarrebbe ad una calata con archetto chiuso. Può infatti, a volte, capitare che il filo si “incastri” attorno all’archetto stesso oppure sul ponte di uno degli anelli della canna o che, involontariamente, siamo noi stessi ad esempio con le mani, o semplicemente appoggiando la canna sul porta pesci, ad ostacolarne la fuoriuscita del filo. Fino ad ora emergono soltanto i vantaggi di una calata effettuata ad archetto aperto ed allora vi domanderete: “Perché dover valutare l’ipotesi di mantenere l’archetto chiuso durante la fase di affondamento della bombarda?”. La risposta è: perché anche una calata ad archetto chiuso ha i suoi vantaggi. Mantenendo l’archetto del mulinello chiuso il filo caricato in bobina non avrà la possibilità di fuoriuscire e la forza provocata dalla bombarda in fase di affondamento incontrerà, sulla cima della canna, una forza opposta la quale costringerà la bombarda, e di conseguenza l’esca, ad un affondamento più lento ed in direzione obliqua (verso di noi). E’ ovvio che, in questo modo, raggiungeremo la profondità di pesca desiderata in un tempo maggiore rispetto a quello che dovremmo attendere se mantenessimo l’archetto aperto ed inoltre entreremo in corsia qualche metro più verso di noi rispetto al punto in cui la nostra bombarda ha impattato l’acqua. Questi due aspetti che, a primo impatto, sembrano apparire come altri due svantaggi rappresentano invece i punti di forza di una calata effettuata mantenendo l’archetto chiuso, perché? Grazie ad un affondamento più lento della bombarda in acqua non soltanto si ridurrà la possibilità di raggiungere una profondità di pesca “errata”, a causa ad esempio di un conteggio poco preciso, ma si avrà il vantaggio di poter percepire eventuali abboccate durante la fase di calata. Grazie infatti al filo che rimane in continua tensione, tra la bombarda e la cima della canna, saremo in grado di avvertire eventuali tocche che saranno manifestate sulla cima stessa ed in tal caso dovremo: arrestare il conteggio, seguire l’abboccata e ferrare. Se tale situazione si manifesterà lancio dopo lancio sarà inoltre indice del fatto che, probabilmente, il branco di trote e di conseguenza la “corsia di navigazione” si saranno spostati più verso la superficie e sarà quindi consigliabile ridurre il conteggio dei secondi di affondamento. Ma i vantaggi non finiscono qui; il filo in continua tensione ci aiuterà inoltre a mantenere un contatto diretto con l’esca fin dai primi giri di mulinello e, soprattutto in giornate ventose, contribuirà nell’evitare la formazione di una fastidiosa “pancia” del filo stesso. Possiamo quindi riassumere, molto sinteticamente, i vantaggi e gli svantaggi di una calata effettuata ad archetto aperto e di una effettuata invece mantenendo l’archetto chiuso in questo modo: 

Archetto del mulinello

Vantaggi

Svantaggi

Aperto

-         Affondamento rapido: con conseguente “risparmio” di secondi preziosi.

-         Affondamento in verticale: con conseguente ingresso in corsia a partire dal punto di caduta della bombarda in acqua.

-         Maggiore possibilità di errore con conseguente uscita di corsia.

-         Difficoltà nel percepire eventuali abboccate in calata.

Chiuso

-         Riduzione della possibilità di errore durante i conteggi.

-         Possibilità di percepire eventuali abboccate in calata.

-         Filo sempre in tensione: con conseguente contatto diretto con la bombarda fin dai primi giri di mulinello e contrasto della formazione della “pancia” del filo.

-         Affondamento lento: con conseguente “spreco” di secondi preziosi.

-         Affondamento in obliquo: con conseguente ingresso in corsia qualche metro più verso di noi rispetto al punto in cui la bombarda impatta l’acqua.

Suppongo che, molto probabilmente, a questo punto, molti di voi si chiederanno se sia quindi meglio effettuare una calata ad archetto aperto o ad archetto chiuso. La mia risposta è che: ora che sapete quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’una e dell’altra, dovrete essere voi stessi, a seconda della vostra esperienza maturata e delle necessità di ogni situazione, ad applicare la modalità che meglio si adatta alle esigenze del caso. Volete un esempio pratico? Se state effettuando una competizione o se intuite di essere in presenza di trote in quantità potrebbe esservi utile preferire di effettuare una calata ad archetto aperto; se invece siete alle prime armi forse è meglio scegliere la variante: “archetto chiuso”. Sono parecchie le variabili e le condizioni che contribuiscono a far propendere la scelta dall’una o dall’altra parte e grazie all’esperienza, accumulata nel tempo, sarete sempre più bravi nel prendere la decisione migliore e nel minor tempo possibile. Un consiglio che mi sento di darvi è quello di valutare una soluzione che può costituire un mix perfetto; ossia quella di suddividere in 2 fasi il tempo di calata mantenendo per la prima parte l’ archetto aperto, mentre per la seconda l’archetto chiuso. In questo modo si godranno dei benefici dell’una e dell’altra scelta e si ridurrà l’effetto “negativo” degli svantaggi di entrambe. Citando un esempio pratico possiamo suddividere ad esempio un conteggio totale di 30 secondi mantenendo per i primi 20 secondi l’archetto aperto, mentre per i restanti 10 secondi l’archetto chiuso. Così facendo la nostra bombarda e di conseguenza l’esca affonderanno velocemente ed in direzione verticale per i primi 20 secondi facendoci raggiungere un’elevata profondità nel minor tempo possibile e senza perdere il vantaggio del lancio a lunga distanza. I restanti 10 secondi di affondamento, trascorsi invece con l’archetto mantenuto chiuso, faranno si che si possano avvertire eventuali tocche in calata e contrasteranno la formazione di un’eventuale “pancia” del filo a vantaggio inoltre di un contatto diretto con la bombarda fin dai primi giri di mulinello.

By Bonez

 

 

 

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