ABC Trota Lago

L'estate stà finendo...

ABC Trota Lago - Rivista: "Pianeta Pesca" (Ottobre 2016)

Sono le parole scritte e cantate dai Righeira in un loro famosissimo successo degli anni ’80 per scacciare l’immagine dell’autunno ormai alle porte. Il mese di settembre mette spesso fine alle afose giornate estive portando con se temperature più miti e gradevoli non soltanto per noi ma anche per le nostre amiche pinnute: le trote. Soprattutto in presenza di giornate cupe e “fresche”, in laghi grandi e profondi, potremo quindi iniziare a scorgere trote in attività anche più verso la superficie. Sarà bene quindi portare con se, sul luogo di pesca, oltre alle tipiche zavorre estive quali: bugiardino, banda blu, moretto, ecc, anche qualche bombarda avente un minore grado di affondabilità “G” utile per ispezionare anche gli strati più superficiali del lago. In particolar modo se verranno effettuate immissioni, nel mentre vi trovate sul luogo di pesca, sarà inoltre importante prestare attenzione all’eventuale transitare di branchi di trote, più o meno numerosi, anche nei pressi del sottoriva e poco sotto la superficie. In casi come questi sarà quindi utile avere con se anche una canna da tremarella, sulla quale aver in precedenza realizzato una lenza a piombino o catenella, in modo da riuscire ad affrontare al meglio anche tale situazione. I grandi e profondi laghi in cui si pratica la pesca estiva, ma non soltanto loro, sono, nella maggior parte dei casi, caratterizzati da un’acqua molto limpida che ci agevola nello scorgere, nei pressi del sottoriva, eventuali trote, anche qualche metro sotto la superficie. In simili condizioni possiamo quindi praticare la cosiddetta: “Pesca a vista”.

La pesca a vista

Molti di voi, ed in particolar modo coloro che si sono avvicinati al mondo dell’agonismo, avranno sicuramente sentito parlare di: “Pesca a vista”. Non si tratta di una vera e propria tecnica di pesca ma di quella situazione in cui, con i propri occhi, si seguono, in diretta, sia i movimenti dell’esca in acqua che l’abboccata del pesce. Essa si pratica, per lo più utilizzando una lenza a piombino o catenella, quando le condizioni del lago lo consentono ed in presenza di trote in superficie come quindi spesso accade in primavera ed in autunno. Facendo riferimento al mondo dell’agonismo, in particolar modo durante i primi minuti di gara, capita spesso di trovarsi in presenza di branchi, più o meno numerosi, di trote che si aggirano, a galla, poco distanti da riva. In tali situazioni, istinto predatorio e competizione rendono le trote particolarmente voraci e pronte ad aggredire qualsiasi cosa cada in acqua, nelle loro vicinanze. La stessa cosa può però accadere anche mentre ci si trova a pesca ad ore. In entrambe i casi, non appena la lenza cadrà in acqua, creerà scompiglio all’interno del branco cosicché la trota più scaltra riuscirà a raggiungere per prima l’esca, attaccandola. Non tutti gli attacchi saranno però diretti all’esca ma anche la zavorra, piombino o catenella che sia, subirà, con tutta probabilità, qualche attacco da uno o più membri del branco. In situazioni come questa, saremo in grado di osservare tutto ciò che avviene in acqua e, tenendo gli occhi sempre puntati sull’esca, potremo così ferrare nel momento esatto in cui essa viene inghiottita. La pesca a vista non si effettua soltanto in presenza di branchi di trote ma la si può attuare ogni qualvolta si scorge anche una sola trota nelle proprie vicinanze. In tal caso non è però detto che essa si diriga verso la nostra esca con la medesima aggressività descritta nella precedente situazione ma potrebbe talvolta apparire molto più sospettosa e disinteressata. Proprio per questo il mio consiglio è innanzitutto quello di lanciare la vostra esca qualche metro più in là, rispetto al punto in cui avete localizzato la trota, onde evitare di “disturbarla” o insospettirla ulteriormente, per poi iniziare l’azione di recupero facendo in modo che l’esca viaggi nella stessa direzione in cui sta nuotando il pesce, e non in senso opposto ed ovviamente senza mai distogliere lo sguardo dall’esca. Adottando questi semplici accorgimenti, associati ad un innesco effettuato a regola d’arte, a garanzia di una rotazione ottimale, le possibilità di ricevere l’attacco incrementeranno notevolmente.

La ferrata, come e quando?

Abbiamo fino ad ora descritto quelle che possono essere le situazioni più comuni in cui è possibile effettuare una pesca a vista ed analizzato le azioni da compiere fino al momento dell’abboccata, ma la ferrata? Come sappiamo, qualunque sia la lenza utilizzata ed il tipo di recupero effettuato, la fase di ferrata è una delle più critiche che richiede una non indifferente dose di esperienza per poter compiersi con successo. Anche effettuando una pesca a vista, a differenza di quanto possa sembrare, ferrare con successo non è così scontato e l’esperienza rappresenta, senza dubbio, l’ingrediente fondamentale utile per ridurre al minimo le ferrate a vuoto, comunemente denominate: “lisciate”. Facendo, ancora una volta, riferimento al mondo agonistico, in cui anche soltanto pochissimi secondi risultano essere spesso preziosi, capita che si tenda a ferrare non appena la trota sferra il proprio attacco; ossia appena l’esca sparisce dalla nostra vista. In tal caso possiamo affermare che avremo effettuato una ferrata anticipata o: “Al volo”. Anticipare la ferrata può essere produttivo, durante una competizione, in quanto consente di guadagnare secondi preziosi; trovandosi a pesca ad ore è invece consigliabile attendere che il pesce ingoi meglio l’esca prima di ferrare, a garanzia di maggior successo. Le trote, a maggior ragione se di piccola taglia, tendono difficilmente ad ingoiare subito l’esca; bensì sferrano diversi attacchi nei confronti della propria preda, aggredendola e spuntandola alternativamente, prima di ingoiarla. Ferrando al volo è quindi sufficiente una sola frazione di secondo di ritardo per ritrovarsi a ferrare nel momento in cui la trota ha già sputato l’esca incorrendo così in una conseguente, inevitabile, lisciata. Per questo, a maggior ragione durante una pesca ad ore, è consigliabile attendere che la trota addenti l’esca e che inizi a “masticarla” prima di ferrare. Osservando la bocca della trota e prestando particolare attenzione alle branchie, si può notare che, durante la fase di masticazione, esse si muoveranno continuamente e piuttosto rapidamente; è proprio in questa fase che dovremo ferrare. Può però capitare, anche durante una pesca ad ore, di trovarsi ad avere a che fare con trote particolarmente indolenti, che faticano ad ingoiare l’esca, al punto di trovarsi “costretti” a dover ferrare “al volo” onde evitare di incorrere in ripetuti e spiacevoli rifiuti. In casi come questo dovremo quindi ferrare non appena l’esca sparisce dalla nostra vista mettendo inoltre in conto, anche qualche ferrata a vuoto; a maggior ragione se non avremo maturato, in precedenza, una discreta esperienza. Sempre affidandosi al proprio bagaglio d’esperienza, saremo noi a dover intuire, di volta in volta, di situazione in situazione, quale tipologia di ferrata attuare per un maggior successo. Un consiglio che mi sento di darvi, se siete alle prime armi con la pesca a vista e vi trovate in difficoltà durante la fase di ferrata, è quello di distogliere lo sguardo dall’esca per rivolgerlo alla cima della canna e “seguire” la fase di abboccata come se stesse pescando più in profondità. Questo rappresenta spesso un metodo utile per riacquistare la giusta calma e concentrazione indispensabili per ferrare con successo durante una pesca a vista. L’indolenza delle trote non si manifesta però soltanto durante la fase di abboccata ma può capitare di avere a che fare con trote che disdegnano l’esca ignorandola durante il suo passaggio. In questi casi può essere utile provare a variare tipologia e/o colore dell’esca nonché la velocità di recupero, passando da un recupero molto lento ad uno più veloce o viceversa. Se ciò non bastasse può rivelarsi appagante lasciar “cadere” il piombo, e di conseguenza l’esca, verso il fondo in quanto, così facendo, spesso, le trote vengono stimolate nell’inseguire l’esca.

La canna e la lenza

La caratteristica principale da ricercare in una canna “ideale”, per praticare una pesca a vista, è sicuramente la reattività del grezzo. Una canna troppo “molle” non sarebbe in grado di garantire prontezza in fase di ferrata ma potrebbe contribuire nell’aumentare il “gap” tra l’istante in cui decidiamo di ferrare ed il momento in cui la ferrata giunge all’amo compiendosi. Considerato inoltre il fatto che sia la fase di recupero che quella di abboccata vengono seguite con la propria vista non è necessario disporre di una canna caratterizzata da una vetta estremamente sensibile. Per quanto riguarda la lenza non esiste una lenza specifica per la pesca a vista ma, avvalendosi della propria esperienza, dovremo noi stessi essere in grado di stabilire, di volta in volta, quale possa essere la lenza più adatta ad ogni situazione. In presenza di un branco di trote aggressive dovremo, senza dubbio, scegliere una lenza a piombino, da 4 o 5 grammi, associata ad uno spezzone terminale, da 0,16 – 0,18 mm, tendenzialmente corto (50 – 60 cm) in modo da riuscire a portare molto rapidamente l’esca nel branco ed al fine di ottenere una ferrata più immediata. Più le trote appariranno svogliate, lente ed indolenti e più si procederà assottigliando il diametro ed allungando lo spezzone terminale, per poi procedere sostituendo la zavorra con un piombo più leggero fino all’impiego di catenelle e vetrini.

Gli occhiali polarizzati

Qualunque sia la lenza utilizzata e qualsiasi sia la situazione in cui ci si trova, per poter praticare al meglio e con successo la pesca a vista è consigliabile indossare un paio di occhiali polarizzati. Perché utilizzare occhiali con lenti polarizzate e non un semplice paio di occhiali da sole? In condizioni di luminosità elevate, la radiazione solare è caratterizzata da una luce diretta ed una indiretta. Per luce diretta si intende la forte luce proveniente del sole; la radiazione indiretta è invece frutto della rifrazione nell'atmosfera e della riflessione sul suolo o sull'acqua sulla quale si ha ad esempio una riflessione del 60%. Quando la luce incontra una superficie rifrangente, come ad esempio l’acqua, viene polarizzata, ossia ordinata in piani paralleli. Questa concentrazione determina una radiazione indiretta, (luce riflessa) che causa il fastidioso riflesso. Le lenti polarizzate hanno la capacità di eliminare, o comunque ridurre al minimo, tale fastidiosa energia luminosa riflessa.

Tra i pescatori, vi sono spesso pareri contrastanti riguardo l’utilizzo degli occhiali polarizzati: qualcuno li ritiene indispensabili, altri sostengono invece che servano a poco o nulla. Personalmente non li ritengo indispensabili nel momento in cui si pratica una pesca in profondità ma ne consiglio l’impiego quando si effettua una pesca a vista ed ogni qualvolta si renda necessario individuare trote in superficie. Esistono oggi in commercio occhiali polarizzati aventi lenti di colori differenti: gialle, rosa, blu, grigie, verdi, ecc… Non esiste una colorazione migliore dell’altra ma la scelta dipende da diversi fattori, come ad esempio: le condizioni di luce, il colore dell’acqua e dai gusti personali di ogni individuo. Tendenzialmente si può trovare un ottimo equilibrio adottando lenti chiare: gialle o rosa, in condizioni di scarsa luminosità, come ad esempio in inverno o durante le giornate nuvolose; mentre è invece consigliato l’utilizzo di lenti più scure: grigie o blu, in presenza di giornate particolarmente soleggiate e luminose. Per quanto riguarda la scelta montatura si tratta fondamentalmente di una decisione dettata dalle abitudini e dai gusti personali in riferimento alla quale l’unico consiglio che mi sento di darvi è quello di sceglierne una avvolgente al punto da proteggere gli occhi da fastidiosi fasci di luce laterali ma che permetta, al tempo stesso, all’aria di circolare in modo da evitare il fastidiosissimo appannamento delle lenti. Se ancora non possedete un paio di occhiali polarizzati ma siete in procinto di acquistarli è bene sapere che sono oggi in commercio moltissimi occhiali di differenti produttori e per tutte le tasche. Spesso, in fase di acquisto, attratti dall’apparente risparmio, si sceglie il prodotto tra quelli più economici ignorandone gli eventuali effetti collaterali nei quali si rischia di incorrere. A tal proposito è molto importante ricordare che, indossando un paio di occhiali dotati di lenti non certificate o di scarsa qualità si rischia di danneggiare in modo permanente la propria vista. Non badate quindi soltanto al prezzo ma valutate bene tutti gli aspetti di un occhiale prendendo in considerazione prodotti di qualità certificata a beneficio e tutela dei vostri occhi. La mia scelta? Durante la mia esperienza, ho acquistato parecchi occhiali di svariate marche e di differenti livelli qualitativi; attualmente ho scelto: “Costa del Mar”. Un’azienda americana leader nel settore che realizza occhiali di indiscussa qualità attualmente distribuiti in Italia dalla Fassa s.r.l e caratterizzati da lenti tra le più tecnologicamente avanzate presenti sul mercato. Non sono sicuramente gli occhiali più economici presenti oggi sul mercato ma indossando un paio di occhiali Costa risulterà evidente la riduzione di sfocature a vantaggio di un maggior contrasto, una migliore definizione dei colori ed una chiarezza che non ha eguali; oltre ad avere la certezza di una massima protezione per i propri occhi.

By Bonez

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