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L’ago infila bombarde è un accessorio banale e dal costo irrisorio, ma che in certe situazioni può risultare indispensabile; esso è in grado di risolvere il problema creato dall’umidità che si ferma nel tubetto delle bombarde impedendo lo scorrimento del monofilo al suo interno al momento della sostituzione della bombarda. L’infila bombarde non è nient’altro che un cavetto rigido, in acciaio inossidabile, con asola apicale in filo metallico; esso ha un diametro ridotto ed è lungo dai 25 ai 40 centimetri circa ed è molto semplice da usare ed è adatto a tutti i tipi di bombarde. Esso, come dice il nome stesso, è in grado di facilitare l’operazione di in filatura del monofilo all’interno del tubetto delle bombarde, ma il suo utilizzo diventa indispensabile nelle situazioni in cui la bombarda da “infilare” è stata messa in acqua o comunque presenta umidità o ostacoli all’interno dell’astina stessa. In queste particolari situazioni, senza l’ausilio dell’ago infila bombarda, risulterebbe impossibile far fuoriuscire dalla parte opposta della bombarda il nylon in quanto, a causa dell’umidità, esso tenderebbe ad “appiccicarsi” alla parete interna del tubetto, ma grazie all’impiego di questo utilissimo accessorio l’operazione di “infilatura” avviene senza nessun problema. Quanto all’impiego di questo utilissimo accessorio, risulterebbe molto più difficile descriverlo a parole piuttosto che dimostrarne il funzionamento; ho così deciso di creare a tal proposito un’animazione che ne illustra i passaggi da seguire per un corretto utilizzo.

In commercio esistono molteplici aghi infila bombarde, distribuiti da produttori differenti, ma tutti molto simili tra loro per non dire identici; se ne dovete acquistare uno il mio consiglio è quindi di prendere quello che trovate dal vostro rivenditore di fiducia scegliendone uno lungo almeno 30, 35 centimetri in modo che fuoriesca anche dalle bombarde aventi un’astina particolarmente lunga. A questo punto credo non ci sia più nulla da aggiungere riguardo a questo accessorio, ma se qualcosa non vi è chiaro o per qualsiasi altro vostro dubbio potete postare, come sempre, i vostri commenti qui sotto:

by Bonez

Alla canna da pesca per la trota in lago è richiesto il lancio, la conduzione e sollecitazione dell'esca, la gestione dell'abboccata e il salpaggio al volo della cattura; dunque: potenza, azione, sensibilità, robustezza e maneggevolezza.” Alcune di queste caratteristiche sono però fra loro in contrasto; in particolare la potenza e l'azione che, rispettivamente vogliono una struttura di canna rigida e morbida; questione che è stata risolta con un compromesso cioè, ripartendo su più modelli le quantità di potenza e d'azione necessarie. Una serie “economica” di canne da trota lago è solitamente composta da un minimo di 6-8 canne ma con una serie TOP di gamma si raggiunge oggi un totale di 18-20 azioni differenti tra loro in cui le dosi di potenza e d'azione inserite in ogni modello, ne determinano la personalità che può essere sbilanciata o più verso l'una o più verso l'altra. Questo sbilanciamento è anche la caratterizzazione che distingue le canne per la pesca in superficie da quelle per la pesca in profondità. Infatti, la potenza, oltre che per il lancio, serve anche nella pesca estiva in profondità dove, il peso della bombarda e la pressione dell'acqua, mettono in sofferenza la cima. L'azione invece, aumenta il grado di sensibilità dell'intera canna e soprattutto aiuta il pescatore a meglio trasmettere all'esca le stimolazioni della tremarella ed a gestire al meglio l’abboccata. Le sigle che distinguono le varie “ personalità ” di una canna sono: quella che fa riferimento all'azione che può essere L (leggera) ML (medio leggera) M (media), ecc..; quella relativa alla potenza di lancio (es. 2-6gr.) e quella relativa alla lunghezza dell’attrezzo (solitamente da 3,90mt. a 4,70mt). Tutto quanto detto vale indipendentemente dal tipo di canna: sia telescopica che ad innesti; a questo punto sorge spontanea una domanda: quale canna scegliere? Telescopica o ad innesti? Tecnicamente prevarrebbero quelle ad innesti: fusto sottile che più velocemente “taglia” l'aria nella fase di spinta del lancio, “ spina ” in dirittura naturale che garantisce maggior precisione nella mira, anelli sempre allineati che fluidificano la fuoriuscita del filo, curva perfetta, eccezionale reattività agli impulsi della tremarella e grande affidabilità. Ad oggi però, anche le telescopiche hanno raggiunto livelli pressoché identici e data la loro comodità di montaggio, smontaggio e trasporto sono tra le più diffuse.

Perché così tante azioni differenti? Non sono troppe?

Mi rendo conto che, in fase d’acquisto, e soprattutto per quanto riguarda i pescatori meno esperti, trovarsi dinnanzi ad una serie di canne composta da 15-20 azioni differenti può rappresentare una “difficoltà” e può inoltre far sorgere domande spontanee come ad esempio: “Perché così tante azioni? Non sono Troppe?” oppure: “A cosa servono tutte queste azioni? Sarà la solita trovata commerciale per arricchire le tasche del produttore?”. Ho così deciso di rispondere a queste domande con la mia opinione personale basata sull’esperienza maturata negli anni passati e lo faccio iniziando da una risposta secca: "NO, non sono mai troppe.". Questo perché, l’avere a disposizione, in fase d’acquisto, una serie di canne composta da molte azioni differenti non significa doverle acquistare obbligatoriamente tutte, contribuendo così ad arricchire le tasche del produttore, ma si avrà bensì il vantaggio di poter scegliere l’attrezzo più adatto al tipo di pesca che si intenderà effettuare e che più sarà in sintonia con i propri gusti personali. Una serie di canne da trota lago composta da molte azioni differenti sarà in grado di accontentare i gusti di un pubblico maggiore costituito dell’agonista più esigente fino al pescatore meno esperto. Quest’ultimo, a causa della poca esperienza, incontrerà sicuramente maggiori difficoltà nella scelta dell’attrezzo ma grazie ai consigli del negoziante, alle tabelle che descrivono le varie azioni ed a forum, come ad esempio quello di Macinator, sarà sicuramente in grado, anch’esso, di compiere la scelta migliore. Vi posso assicurare che, con l’esperienza e soprattutto quando si parla di agonismo, per affrontare al meglio tutte le varie condizioni di pesca dal vetrino alla maracas, dalla catenella al piombino e fino alle più “pesanti” bombarde da 30 ed over 30 grammi le differenti azioni sembrano non bastare mai. Se a ciò aggiungiamo il fatto che ognuno ha i propri gusti personali e la propria “mano” potete capire voi stessi che, per accontentare tutti, potrebbero probabilmente non bastare nemmeno 20 azioni differenti. Per rispondere meglio alla domanda: “Sarà la solita trovata commerciale per arricchire le tasche del produttore?” consideriamo l' esempio di un agonista "medio"; il quale, per affrontare la maggior parte delle situazioni di pesca, necessita mediamente di circa 15 canne (tra tremarelle e bombarde). Trovandosi dinnanzi ad una serie di canne composta da “sole” 10 azioni differenti il “garista” acquisterà sempre e comunque 15 canne, ricorrendo però all’acquisto di alcuni “doppioni” ed, in alcuni casi, alcune canne verranno successivamente modificate. Avendo invece la possibilità di poter scegliere tra molte azioni differenti ognuno potrà scegliere di acquistare quelle che più si addicono ai propri gusti, ed alla propria "mano", senza dover ricorrere a successive modifiche ed ovviamente NON acquisterà invece quelle azioni della serie che non lo aggradano o di cui non necessita.

Vi ricordo infine che per tutti i vostri dubbi, le vostre domande e per rimanere aggiornati sul mondo della trota lago è a vostra disposizione il Forum di Macinator

Nel video seguente verranno mostrate le operazioni da effettuare per una corretta apertura di una canna da pesca telescopica:

 

Nella pesca a striscio il mulinello svolge un ruolo estremamente importante a differenza di altre tecniche dove si può considerare di seconda priorità; dal suo corretto funzionamento dipendono infatti, tutte le azioni di pesca, dai lanci della lenza al recupero dell’esca e della preda. Per poter affrontare questa notevole mole di lavoro, il mulinello deve possedere dei meccanismi di alto livello e le caratteristiche da prendere in considerazione per una giusta scelta sono:Bobina conica di grandi dimensioni e avvolgimento incrociato: Nel normale avvolgimento (non incrociato), durante il recupero, le spire vengono disposte semplicemente l'una sull'altra, più o meno strette a seconda della trazione; ne risulta che alcune spire si incastrano in mezzo alle altre frenando il lancio e provocando parrucche durante il lancio successivo. In una bobina conica con avvolgimento incrociato invece le spire vengono disposte in diagonale e non una accanto all'altra come nel riavvolgimento classico, evitando così alle stesse di incastrarsi tra loro e favorendo la fuoriuscita del filo durante il lancio. Tenendo conto di quelle che sono le esigenze di lancio nella pesca a striscio in cava, si può subito capire perché una bobina conica di grandi dimensioni e un riavvolgimento incrociato siano di basilare importanza, permettendo alla bombarda di arrivare più lontano grazie al maggior diametro della bobina ed al minore attrito. Un altro elemento da tenere in considerazione per la scelta di un mulinello da abbinare a una canna da trota in laghetto è il rapporto di recupero: esistono mulinelli piuttosto lenti ed altri velocissimi, ma per questa pesca è meglio restare su un recupero medio in quanto quelli troppo veloci o lenti non consentirebbero un adeguato controllo del piombo. Un 5:1 (pari a cinque rotazioni per ogni giro di manovella) o un 5,2:1 può essere considerato ottimale e l’importante è che, una volta scelto un rapporto di recupero per un mulinello, lo si mantenga per tutti gli altri che si decide di acquistare ottenendo un uniformità di recupero. Frizione anteriore o posteriore? Nei mulinelli a frizione anteriore, la frizione è situata davanti, sulla bobina; in quelli a frizione posteriore invece il comando di regolazione si trova dietro al corpo del mulinello. Tutte e due possono venire usate per questo genere di pesca e la scelta è solamente personale, anche se tendenzialmente ad oggi si prediligono i modelli a frizione anteriore, anche perché da molti agonisti, come nel caso dei “MACINATOR” la frizione non viene quasi mai utilizzata, ma viene bloccata tutta chiusa ed in caso di una cattura di medio – grosse dimensioni si ricorre all’utilizzo dell’antiritorno garantendo una maggior continuità di contatto con la preda e un minor tempo di recupero se correttamente utilizzato. Rullino Prendifilo: in passato non ci si faceva tanto caso ma oggi il nottolino prendifilo è sempre più curato nella forma; esistono rullini guidafilo con o senza cuscinetto a sfera e, quelli che ne sono dotati, hanno il pregio di possedere una grande scorrevolezza anche quando la trazione è elevata. E' importante che il nottolino ruoti per evitare il surriscaldamento del nylon con conseguente abrasione e perdita di resistenza. Inoltre il rullino scorrifilo di grande diametro e montato su cuscinetto a sfera permette al nylon di diluire meglio la torsione eventualmente accumulata durante il recupero. Concludendo se volete ulteriori informazioni riguardanti i mulinelli, consigli per gli acquisti e se volete rimanere aggiornati sulle ultime novità vi invito a visitare l'apposita sezione del forum di Macinator dedicata esclusivamente ai mulinelli raggiungibile anche cliccando QUI

Alcune caratteristiche tecniche che contraddistinguono i mulinelli più evoluti:

Se volete sapere quali sono le operazioni da compiere per "imbobinare" il vostro mulinello trovate un articolo dedicato cliccando qui: Come imbobinare un mulinello

Durante la stagione invernale, le temperature calano bruscamente, ma la pesca alla trota non si abbandona mai; anzi, le trote continuano a regalarci soddisfazioni, con le loro abboccate che tendenzialmente perdono solamente un po’ di voracità e decisione. Anche nella stagione più fredda dell’anno continueremo ad insidiare le trote con le esche naturali come ad esempio: le solite camole del miele che, come noi umani, soffrono però le basse temperature. Con temperature troppo rigide infatti, le camole del miele, perdono vivacità e la loro “durezza” che solitamente garantisce resistenza durante le fasi di lancio. Se provassimo infatti a tenere alcune camole all’aperto, durante la stagione invernale, noteremo subito che, a bassissime temperature, esse sembreranno paralizzate, immobili e molto flosce e tenere al tatto. Provando inoltre ad innescarne una di esse all’amo noteremmo ulteriormente la loro debolezza e se provassimo ad effettuare un lancio, nella stragrande maggioranza dei casi, giungerebbe a destinazione solamente l’amo, privo dell’esca che “scoppiando” si staccherebbe da esso. Per ovviare a questi problemi è quindi necessario garantire alle nostre esche un ambiente più adatto alla loro sopravvivenza, ed una semplice scatola termica non è più sufficiente, per garantire alle camole di mantenersi in condizioni ottimali; si ricorre così all’utilizzo dei cosiddetti “scaldini” per innalzare la temperatura all’interno del contenitore porta esche. Esistono diversi modi e differenti mezzi per poter mantenere le nostre camole al caldo, ed ognuno, come tutte le cose, ha i suoi pregi, difetti, vantaggi e svantaggi, ed ogni pescatore, con la sua esperienza, sceglie il metodo che preferisce. C’è infatti chi, per tenere al caldo le proprie esche, utilizza il “vecchio” scaldamani a carbonella, fino a pochi decenni fa parecchio diffuso; il quale sfrutta la lenta combustione di alcune barrette solide di combustibile, tipicamente carbone.

C’è chi sceglie invece una soluzione elettrica acquistando o autocostruendosi uno scalda camole più o meno evoluto, con la presenza o meno di un termostato, in grado di regolare la temperatura interna alla scatola porta esche, ma in tutti i casi con un funzionamento a batteria ricaricabile che, sfruttando l'effetto Joule, tramite una resistenza elettrica, genera calore. Questa soluzione ha il vantaggio di non dover più preoccuparsi di acquistare nessun combustibile, ma ogni volta che si reca a pesca, bisogna comunque preoccuparsi di ricaricare la batteria per tempo e va inoltre considerato il suo peso non indifferente da dover sempre portare con se assieme al resto dell’attrezzatura.

Esiste infine la terza soluzione, forse la più comune, la più utilizzata e quella che io stesso consiglio; ossia quella di acquistare gli scaldamani monouso, che si posso trovare in qualsiasi negozio di caccia e pesca e che vengono venduti a coppie impacchettati all’interno di una confezione di cellofan sotto vuoto come ad esempio gli Hand Warmers Grabber.

Una volta estratto dal cellofan, il sacchettino scalda mani, che contiene alcuni ingredienti naturali (polvere di ferro, cellulosa, vermiculite, acqua) a contatto con l'ossigeno contenuto nell'aria si attiva e sprigiona calore grazie ad una reazione esotermica del ferro. La confezione, di ogni singolo scaldamani, é realizzata con un particolare  tessuto non nocivo per l’ambiente che è in grado di controllare la quantità di aria che permea, onde regolarne la temperatura e la durata del calore sprigionato che varia dalle 6 alle 10 ore circa. In questo caso è quindi sufficiente sistemare, una volta aperto, il sacchettino scaldamani all’interno del contenitore porta esche (possibilmente termico) assieme alle camole; per far si che esse si trovino ad una temperatura che gli garantisca di mantenersi belle “dure” e “vivaci” pronte per essere innescate e recuperate assieme alla vostra lenza alla ricerca di una bella trota affamata. Concludendo, data la mia esperienza, mi sento di consigliarvi ancora una volta l’utilizzo di quest’ultima soluzione per la sua praticità ed efficienza; senza nulla togliere agli altri due metodi descritti, ma vi ricordo ancora una volta l’importanza di mantenere le camole al caldo, anche durante le stagioni più fredde, in modo da potervi garantire un buon innesco, che è FONDAMENTALE per la pesca a striscio.

By Bonez

 

In condizioni di luminosità estreme, la radiazione solare è caratterizzata da una luce diretta ed una indiretta. Per luce diretta si intende la forte luce normale in prossimità del sole (equatore, altitudine elevata); la radiazione indiretta è invece frutto della rifrazione nell'atmosfera e della riflessione sul suolo; sull'acqua si ha una riflessione del 60%. Nella radiazione diretta, le onde di luce circolano in tutte le direzioni: questo si intende per luce diffusa (1). Quando la luce incontra una superficie rifrangente (2), viene polarizzata, ossia ordinata in piani paralleli, e questa concentrazione determina una radiazione indiretta - luce riflessa (3) - che causa il fastidioso riflesso.

 

Quando la luce è riflessa da una superficie, viene parzialmente polarizzata; quando è riflessa con una particolare angolazione (53° nel caso dell'acqua), viene completamente polarizzata. Ogni qual volta questa luce (riflesso) viene vista attraverso un filtro polarizzatore, viene completamente eliminata, trasmettendo all’occhio solo la luce utile di una scena; nella foto seguente si può notare la differenza tra la visione con occhiali con lenti polarizzanti ed una visione senza occhiali:

La luce che colpisce una superficie riflettente orizzontale (nel nostro caso l’acqua) viene riflessa negli occhi, per cui si viene investiti da una "doppia dose" di energia luminosa che in parte colpisce direttamente la persona, in parte viene riflessa su di essa. Le lenti polarizzate offrono un vantaggio interessante: poichè riducono notevolmente o eliminano l'energia luminosa riflessa, principale responsabile del fastidioso riflesso. Nella pesca alla trota vi sono pareri contrastanti riguardo l’utilizzo degli occhiali polarizzati: qualcuno li ritiene indispensabili, altri sostengono invece che non servano a nulla; noi Macinator li riteniamo indispensabili per un agonista, soprattutto quando si pesca a vista: ossia seguendo l’abboccata, che avviene immediatamente sotto la superficie dell’acqua, direttamente con i nostri occhi. Non li riteniamo affatto indispensabili, ma ne consigliamo comunque l’uso, ad ogni pescatore, nel momento in cui si trova a dover effettuare una pesca in superficie, per poter meglio individuare il branco di pesce, i suoi spostamenti; oppure per scorgere la superficie del lago in cerca di qualche trotella passeggera. Ovviamente non bisogna aspettarsi che gli occhiali ci facciano vedere i pesci a due metri di profondità, ma grazie alla loro azione elimina riflessi forniscono al pescatore un valido aiuto per l’individuazione delle sagome dei pesci appena sotto la superficie. Esistono occhiali con lenti di diversi colori: gialle, rosa, ambra, grigie, marroni, ecc…; non esiste una colorazione migliore dell’altra, ma la scelta di quella più adatta dipende da diversi fattori, come ad esempio: le condizioni di luce, il colore dell’acqua, dalla vegetazione e dalle caratteristiche personali di ogni individuo. Tendenzialmente si può trovare un ottimo equilibrio adottando lenti chiare, come il giallo, in condizioni di scarsa luminosità; mentre invece è consigliato l’utilizzo di lenti scure: blu, verdi,ecc durante le giornate soleggiate, tipicamente primaverili ed estive.Di occhiali polarizzati ve ne sono ormai moltissimi in commercio; molti di essi si caratterizzano per una buona polarizzazione, altri un pochino meno ma non tutti, purtroppo, si prendono cura, nei dovuti modi, dei nostri occhi. Spesso, a noi pescatori, risulta difficile investire soldi in un paio di occhiali in quanto preferiamo risparmiare denaro da impiegare per l'acquisto di una nuova canna o un nuovo mulinello. E' però importante sapere che, alcune lenti, possono danneggiare in modo irreparabile la nostra vista che, aimè, non potremo più riacquistare. Non dimentichiamoci inoltre che, una volta acquistati un paio di occhiali di qualità, non sarà necessario sostituirli, come siamo abituati a fare con la nostra attrezzatura, ogni due o tre anni ma essi ci terranno compagnia anche per molti anni. Vale quindi la pena risparmiare 50 o 100 € nell'acquisto di un paio di occhiali da pesca? La mia risposta è NO. Il mio consiglio è quindi quello di invitarvi all'acquisto di occhiali dotati di lenti certificate e di qualità; ve ne sono di diverse marche e modelli. Io, d esempio, ho scelto "Costa Del Mar": azienda americana che produce e commercializza, da anni, occhiali specifici da pesca. Si tratta, senza dubbio, di occhiali di alto livello e che si prendono cura dei nostri occhi, con i quali mi trovo benissimo. Voi scegliete quelli che preferite ma ricordatevi di valutarne attentamente la qualità delle lenti a tutela della vostra vista.

By Bonez

Si tratta di un accessorio molto utile e pratico per chiunque si avvicini alla pesca alla trota lago, ed invece praticamente indispensabile per chi, come noi Macinator, partecipa alle competizioni. Infatti, la sua funzione, oltre che come dice il nome stesso, di contenere e trasportare le trote, ha anche il compito di contenere le esche e tutta la minuteria necessaria per la realizzazione o sistemazione delle lenze come: scatolette varie contenenti ami, girelle, piombini, fili, bombarde, ecc… Insomma, funge anche da cassetta porta attrezzi ed è stato studiato per essere facilmente e comodamente trasportabile, con una tracolla o una maniglia, proprio perché durante la pesca della trota in lago, ma soprattutto durante le competizioni ci si sposta frequentemente. Esistono in commercio diverse tipologie di “CESTELLI” differenti per la loro forma, struttura, peso, materiali utilizzati, ecc, ma fondamentalmente, ad oggi, possiamo suddividerli in 3 categorie differenti:

Quelli fatti a cavalletto:

 

Si tratta di una tipologia di cesto porta trote presente da molti anni in commercio e può essere definito il padre di tutti i cestelli; generalmente è costituito da: una o più scatole porta esche, una sacca portatrote, una o più sacche porta minuteria, la tracolla per il trasporto ed in molti casi è presente anche un “rullo”. Su questo rullo (ormai caduto quasi in disuso) possono essere avvolti gli spezzoni di lenza finali (i terminali) di varie lunghezze e dimensioni sia per quanto riguarda il filo che per l’amo; così che durante una gara, in caso di rottura, non si perda tempo a rilegare l’amo, ma si utilizzi uno di questi già legati in precedenza. Questo diciamo che è un modello che ha ormai fatto il suo tempo, ma nonostante ciò viene ancora attualmente impiegato da diversi agonisti!

 

Quelli in rete metallica:

 

Un’altra tipologia di portatrote è costituita dai cesti portapesce in rete metallica; ossia quelli che sviluppano una struttura ferrosa e pieghevole costruita attorno ad un vecchio retino che in passato era utilizzato per trasportare le rane. Questi cestelli hanno quasi sempre una forma ovale, un telaio in ferro, acciaio o alluminio, sono dotati di una o più scatolette rotonde porta esche oppure di scatole termiche e spesso sono caratterizzati da una doppia apertura a molla (testa e fondo): la prima (in alto) nella quale si inseriscono le trote catturate; la seconda (sul fondo) che viene utilizzata al termine della pescata per svuotare comodamente il cesto dai pesci. Tutti o quasi questi cestelli sono pieghevoli, e quindi facilmente trasportabili, inoltre, in molti casi, è inoltre presente una o più sacche porta oggetti laterali e/o una sacca fatta a marsupio; anche se in questo caso viene a meno la principale caratteristica di questo cestello; ossia quella di essere comodamente lavato in acqua. I punti a favore di questo modello di cesto sono: la leggerezza, la facilità di pulizia (nel caso non vi siano borse porta oggetti), la comodità di trasporto ed il costo generalmente piuttosto contenuto; infine, vista la semplicità ci si può sbizzarrire con il fai da te costruendosene uno da soli. I punti a sfavore sono invece la poca stabilità su sponde in pendenza e, nel caso della classica versione senza sacche, di non avere a disposizione spazio per inserire la minuteria costringendo il pescatore a portare con se un’altra borsa o cassetta porta attrezzi.

 

Quelli con telaio in ferro e sacche in PVC:

 

La terza categoria di portatrote ed anche quella più innovativa e più alla moda è costituita dai cestelli generalmente di forma ovale con telaio in ferro, acciaio o alluminio e con comodissime sacche facilmente asportabili e sostituibili in PVC. Anche in questo caso esistono diverse varianti sia per quanto riguarda la qualità dei materiali utilizzati: dal più economico ferro al più leggero alluminio e dalla qualità del PVC, che per quanto riguarda la dimensione del cesto ed il relativo equipaggiamento di scatole e accessori. Lo “standard” di questa tipologia di porta pesce è rappresentato da: una struttura simile a quella dei cesti in rete metallica, ma che al suo interno contiene una o due sacche in PVC: una per il pesce, facilmente staccabile mediante strappini in velcro, ed una che può essere riempita con attrezzatura varia a piacimento. Vi sono poi una o due borse laterali da riempire con la solita minuteria, una tracolla per il trasporto e le scatole porta esche termiche o classiche.

by Bonez

Aggiornamento del 15/05/2012

Un cestello "economico"

Con questo aggiornamento all'articolo: "IL CESTO PORTATROTE ( O PORTAPESCI)" vi voglio presentare un'altra realizzazione del nostro amico Massimo Brandazza; ossia un cesto portatrote "economico"  rivolto a tutti coloro che cercano un prodotto essenziale e funzionale, ma senza tralasciare la qualità dei materiali. Come potrete vedere dalle foto pubblicate più sotto si tratta di una cestello pieghevole e dal minimo ingombro, con una sacca in PVC facilmente asportabile dal telaio che è invece interamente realizzato in alluminio in modo da garantire leggerezza durante il trasporto, ma che è allo stesso tempo sinonimo di robustezza e stabilità. Su un lato del portatrote sono state fissate tre scatole porta esche tonde; ovviamente non termiche ma funzionali e pratiche con relativa catenella per sostenere i coperchi una volta aperti onde evitare di perderli; inoltre, come potete notare dalle foto,  il cesto non è provvisto di una tracolla per il trasporto, ma è dotato di una comoda maniglia per poter essere trasportato a mano. Uno dei vantaggi principali di questo porta trote è il fatto che per il trasporto in auto, il cesto può essere completamente ripiegato fino ad occupare uno spazio veramente ristretto semplicemente svitando a mano due dadi a galletto. In quanto alle dimensioni da "montato" invece si raggiungono i 60cm di altezza da terra; mentre l'ovale superiore nel quale si inseriranno le trote ha una dimensione di 26 x 22 cm circa. Per questa versione economica di cestello non è stata prevista nessuna  sacca porta minuteria a vantaggio della comodità di pulizia, di smontaggio e di trasporto; è quindi necessario portare con se una borsa a tracolla o una cassetta porta attrezzi nella quale inserire la minuteria di scorta necessaria per ripristinare o modificare le lenze durante l'azione di pesca. Credo a questo punto di aver descritto tutti i particolari che caratterizzano questo cesto portatrote e mi sento di consigliarlo a chiunque di voi abbia a disposizione un budget ridotto o a chiunque sia alla ricerca di un cestello porta pesci pratico, robusto, pieghevole, "economico" e di qualità.

 

 Nella pesca a striscio, la possibilità di raggiungere le distanze di lancio necessarie per insidiare le trote, non dipende soltanto dalla potenza della canna o il maggior peso della zavorra, ma deriva dal coordinamento di tutto un insieme di piccoli accorgimenti. La canna certo è importante, e importanti sono anche il mulinello o il gesto del lancio, ma il diametro del filo e la sua quantità caricata in bobina lo sono forse di più. Il diametro (simbolo Ø) rappresenta lo spessore del filo; esso è molto importante perchè scegliendo un monofilo di un diametro rispetto ad un'altro dovremo prendere in considerazione che cambiano anche le proprietà di tenuta e durezza dello stesso. Infatti, si deve guardare con attenzione che non sia ne troppo rigido, ne troppo elastico. Poiché, in questo tipo di pesca, la lenza  viene svolta e riavvolta innumerevoli volte, avere un monofilo troppo rigido significa troppo spesso finire aggrovigliati in fastidiose parrucche, mentre avere un monofilo troppo elastico significa annullare la rapidità di risposta della canna in carbonio in fase di ferrata. La malleabilità di un filo sottile non è quindi paragonabile a quella di un'altro più grosso; il filo morbido rende fluido lo svolgersi delle spire in uscita dal rocchetto e riduce al minimo l'attrito prodotto al contatto tra filo e anello. Il diametro 0,16 - 0,18 è il giusto compromesso tra fluidità e carico di rottura necessario all'estrazione al "volo" della preda; qualcuno azzarda addirittura l'utilizzo di uno 0,14 in bobina. Va considerato inoltre però, che quando si pesca con bombarde superiori a 20gr il filo dello 0,18 non è più sufficiente per resistere allo strappo del lancio; occorre quindi effettuare uno shock leader con uno spezzone di filo del diametro 0,22 – 0,25 della lunghezza doppia della canna. Un altro aspetto da considerare è il fatto che il filo si usura e si corrode soprattutto alla luce del sole ed al contatto con l'acqua è sempre meglio quindi, per evitare sgradite sorprese cambiare il filo con frequenza di circa una volta all’anno. Per quanto riguarda invece lo spezzone terminale al di sotto della girella tripla bisogna considerarne la tenuta per quanto riguarda l'estrazione al volo della preda, e la piccolezza del diametro in quanto dato che l'innesco deve ruotare vorticosamente sul proprio asse; un piccolo innesco di due camoline girerà più vorticosamente se verrà legato a un filo sottile (es. dello 0,10). La sottigliezza, oltre a rendere il filo molto meno visibile, non oppone resistenza all'elica dell'innesco e inoltre lo carica di autotorsioni che poi vengono scaricati nella girella tripla.

NYLON o FLUOROCARBON?

 

AMO

Attualmente esistono diversi tipi di ami per la pesca alla trota commercializzati dalle marche più famose; non esiste l'amo ideale ma l’amo è una scelta piuttosto personale, occorre sceglierlo in base alle esigenze del pescatore e ad alcuni accorgimenti.
Tra i fattori di base da considerare per la scelta dell’amo bisogna tener conto che l’esca per eccellenza nella trota lago è sicuramente la camola che grazie alla sua fragilità dovrà essere innescata su ami con filo non troppo grosso; per quanto riguarda il colore vengono solitamente preferiti quelli nichelati, anche se alcuni trotisti utilizzano ami di altre colorazioni (es. rossi). Per quanto riguarda la forma ci sono due scuole di pensiero: gambo medio-lungo e gambo corto, ed anche qui la scelta è personale; noi “MACINATOR”scegliamo il gambo corto. Per quanto riguarda la misura il più utilizzato è generalmente il n°8 che è perfetto per l'innesco di 2 camole ed allo stesso tempo si presta bene per una sola camola di dimensioni medio grandi; comunque in base all'esigenza e, nel caso di gare, alla fase di pesca della gara (partenza, fase intermedia, ricerca, pesca corta o lunga, ecc.) si possono utilizzare le misure dal n°10 fino al 4, dipende poi dalla forma dell'amo.

 

GIRELLA TRIPLA

E' un piccolo accessorio, ma fondamentale nella pesca della trota in laghetto; essa ha il compito di demoltiplicare in modo più efficace la torsione del terminale di lenza a cui è legato l'amo. Dato che per la pesca a striscio si utilizza sempre un innesco rotante; nel girare sul proprio l'asse l'amo finisce per attorcigliare anche il nylon, vanificando l'azione dell'esca; per questo è indispensabile mettere tra la zavorra ed il terminale di lenza una girella tripla che annulli tale torsione. Per quanto riguarda la dimensione noi consigliamo di utilizzare le misure n° 16 - 18.

Concludendo vi ricordo che potete trovare o domandare voi stessi eventuali consigli direttamente sul Forum di Macinator utilizzando le apposite sezioni.

by Bonez


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