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Fishurfing è disponibile su App Store e Google Play ed è completamente gratuita. È un ottimo strumento per tutti gli appassionati di pesca che desiderano condividere esperienze e catture attraverso blog, foto e video e fornisce anche un database unico di zone di pesca private, alloggi per pescatori, guide di pesca locali, negozi di pesca in tutta Europa, Nord America, Russia e paesi tropicali come la Thailandia. Recentemente sono state introdotte anche alcune zone pubbliche. Per il momento, questa novità riguarda soltanto alcuni paesi ma, con il passare del tempo, saranno introdotte zone pubbliche per ogni paese Europeo. 

L'app di Fishsurfing collega tutto ciò di cui potresti aver bisogno durante il viaggio perfetto per la pesca. L'app è molto utile quando si pianifica l'intero viaggio perché fornisce informazioni su meteo, alloggio e anche suggerimenti sul tipo di pesce da catturare. Tutte le informazioni generali possono essere successivamente confermate interagendo con altri utenti che potrebbero aver già visitato il luogo. Le esperienze vengono condivise su blog o tramite una piattaforma di chat che dispone di un traduttore integrato che consente agli utenti di parlare e condividere senza dover conoscere la lingua.

Oltre al blog ed alla piattaforma di chat, l'app fornisce anche mappe e gallerie fotografiche con immagini e video di altri pescatori di tutto il mondo. Le mappe sono progettate per i pescatori che desiderano trovare dettagli su zone di pesca private, guide di pesca locali, concorsi, negozi di pesca ed alloggi in tutta Europa. Questi possono essere filtrati per paese e ingranditi sulla mappa per trovare informazioni per una determinata regione. L'app è stata tradotta in 18 lingue, quindi è perfetta per qualsiasi pescatore di qualsiasi parte del mondo.

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L’aspio: un predatore dalla costituzione massiccia appartenente alla famiglia dei ciprinidi. Originario dell’est Europa dagli ultimi anni del XX secolo è entrato a far parte anche del nostro ecosistema nei fiumi e laghi del centro-nord Italia. Il suo habitat naturale è quello dei grandi fiumi di pianura con acqua a corrente veloce o moderata, ricchi di piccoli ciprinidi che costituiscono le sue prede predilette. L’aspio è un perfetto “game fish”: piuttosto resistente agli stress della pesca, abbocca con violenza e raggiunge taglie molto interessanti. Frequentemente tra i cinquanta ed i settanta centimetri può raggiungere il peso di 9-10 kg per circa un metro di lunghezza; tuttavia la media degli adulti è, oggi, di circa 3 kg. Sono proprio gli esemplari più grandi ad essere i più scaltri e selettivi sulle nostre presentazioni. La caratteristica che lo contraddistingue è, senza dubbio, il suo attacco fulmineo da cui ha origine il suo soprannome di: “freccia d’argento. Vediamo quindi quali sono gli spots, le attrezzature e gli approcci più adatti per insidiarlo.

 

DOVE E QUANDO CERCARE L’ASPIO

L’aspio, tipicamente, ama le acque veloci e correnti. Gli spot da prendere in considerazione sono i tratti del corso d’acqua che presentano turbolenze, sia naturali (salti d’acqua, raschi, correntine ecc) che artificiali (chiuse, dighe, sbarramenti e manufatti di vario genere) e tagli d’acqua tra corrente ed acqua ferma. Altre zone interessanti sono sicuramente le confluenze con altri canali o le massicciate che compongono le sponde dei fiumi. Il tutto senza tralasciare le zone di vegetazione sommersa o semi sommersa che creano riparo. Tipicamente, il mattino è ottimo sino ad una certa ora, appena il sole è alto e scalda le difficoltà di cattura aumentano. Anche al tramonto, aiutati dalla luce bassa, si hanno spesso ottimi risultati. Specie nelle stagioni più calde pescheremo perlopiù a galla, con lipless, cranck e metaljig ed ondulanti.  In questi mesi i pesci cominciano a lasciare il fondale per dirigersi nelle zone di caccia, che possono essere le prismate, quindi sponde artificiali formate da blocchi di pietra naturale o cemento (fonte di rifugio per la minutaglia). Durante il periodo autunnale/invernale questo pesce tende ad imbrancarsi in zone del fiume più profonde, magari sfruttando la protezione offerta da ostacoli che rallentano la velocità dell’acqua; pertanto potrebbe capitare di effettuare delle vere e proprie pescate “esagerate”.

 

CANNA - MULINELLO  - FILO

Da casting o da spinning, a seconda del gusto personale, la canna per la pesca dell’aspio deve avere un’azione moderata ed un fusto potente in grado di reggere il peso di grosse prede, violentissime in fase di ferrata, e per non strappare l’esca quando il pesce la attacca violentemente. Sostanzialmente l’approccio è sempre medio, data anche la taglia delle prede tipiche dell’aspio che caccia per lo più su piccola minutaglia. Di conseguenza, tipicamente, sceglieremo una canna avente un casting massimo di circa 30-40gr sia che si tratti di dover gestire: minnow, lipless, rotanti e ondulanti, che esche rigide di superficie quali i classici WTD e popper. E‘ molto importante avere un’attrezzatura che garantisca lanci a lunga distanza, dobbiamo far passare le nostre esche vicino alle strike zone altrimenti rischiamo di non avere attacchi. Un mio conisglio è ad esempio una Rapture Flit Master 702M la quale gode di ottima lanciabilità e gran riserva di potenza. Perfetta azione moderate per gestire questi artificiali pur mantenendo una gran schiena per forzare il combattimento. Un mulinello dall’ampia bobina sarà il miglio alleato al fine di ottenere lanci a lunga distanza. Scegliendone uno troppo pesante rischieremmo di affaticare le nostre braccia dopo ore di pesca. Importante avere a disposizione: ottima fluidità di recupero, affidabilità ed una frizione precisa; tutto ciò si riassume nel mio consiglio: Trabucco Zero FA 4500. Ovviamente anche la scelta della lenza da caricare in bobina dovrà tener conto del fatto che: all’occorrenza, dovrà consentirci di raggiungere distanze considerevoli senza pregiudicarne la tenuta, messa a dura prova specie durante la fase di attacco. Ecco perché la scelta di un buon trecciato, liscio e “rotondo” da circa 20-30 lb, come ad esempio il Trabucco SLK X8, ritengo sia la più adeguata. Indispensabile utilizzare uno spezzone terminale in fluorocarbon 100% da cica 30mm come l’OTTIMO Trabucco XPS Ultra Strong FC403.

 

ARTIFICIALI

Come caccia? Con quali esche possiamo indurlo in errore? Le hard baits la fanno da padrona, sostanzialmente: minnow, lipless crank e jerkbait come ad esempio i Rapture Amber Jack, Hiroshi minnow, Sniper Max Vibe, ecc. Anche la pesca topwater è sicuramente fruttuosa nonché la più spettacolare anche se tipicamente più limitata alle stagioni più calde, quanto il pesce staziona più vicino alla superficie, ed in spot più tranquilli come le anse o l’immediato sotto riva dove la corrente è più calma. Popper e wtd non troppo invasivi rappresentano le soluzioni più tipiche ma facciamo attenzione a non creare troppo “rumore” in superficie in quanto, a volte, può creare l’effetto opposto rispetto a quello desiderato. Quando le distanze da raggiungere diventano importanti si rivela utile ricorrere ad esche compatte e pesanti che godono di una particolare lanciabilità come ad esempio: long jerk, stick o lipless compatti come ad esempio: Rapture Dexter, Bow Dancer o Thoki. Anche le classiche esche metalliche: rotanti ed ondulanti hanno il loro perché ed opportunamente calibrate nella loro dimensione possono dare risultati anche con pesci di taglia. Per quanto riguarda la scelta dei colori il consiglio è quello di optare per livree più imitative possibili a quello che è il foraggio abituale dell’aspio. Un classico argento e nero è sempre valido, così come le tonalità del bianco, verde e marrone. Colorazioni olografiche consentono all’esca di essere individuata dal pesce anche in condizioni di scarsa luce.

 

L’AZIONE DI PESCA

L’aspio è un predatore estremamente selettivo, sarà molto facile assistere a numerosi inseguimenti a vuoto o addirittura ricevere anche diverse testate sull’artificiale. È quindi fondamentale capire qual è l’approccio migliore per ogni determinata situazione. Solo l’esperienza ed una buona conoscenza di questo predatore ci permetteranno di aver la meglio su questo scaltro ciprinide. Non abbiate paura nell’adottare recuperi veloci in quanto nessun pesce che popola i fiumi può raggiungere la velocità di cacciata dell’aspio. A causa della velocità con cui andremo a recuperare le nostre esche, capiterà frequentemente di assistere ad attacchi da cardiopalma che andranno a finire a vuoto.

 

CERCHIAMO IL BIG

La ricerca dell’aspio over 80 non è affatto una cosa semplice. Si tratta di un esemplare adulto, che ha maturato esperienza e che limita quindi i rischi al minimo. Per cercare il pesce grosso, per prima cosa dobbiamo capire dove possiamo trovarlo. I grossi aspi sono spesso solitari ed hanno delle zone ben precise in cui cacciano senza prendersi troppi rischi. Un pesce grosso è abbastanza abitudinario ed una volta trovata la sua zona di caccia abbiamo già fatto gran parte del lavoro. Chiuse, alberi o tronchi sommersi, sponde con fondale, giri d’acqua ricchi di cibo sono alcuni dei potenziali “hot” spot. L’Aspio di taglia è un predatore che ama cacciare durante i cambi di luce, l’albeggio ed il tramonto sono periodi fantastici, i grossi capi entrano in caccia e se, in questi momenti, “battiamo” le zone dove stazionano le possibilità di strike aumentano. Trovarsi nel posto giusto al momento giusto non è però così semplice e non saremo sempre così fortunati. Proprio per questo se vogliamo potenzialmente aumentare le nostre possibilità di cattura del pesce “over” dobbiamo metterlo sotto pressione. Come? Possiamo farlo aumentando le dimensioni della nostra esca scegliendo ad esempio un long jerk i quali riescono, spesso, ad inferocire pesci stazionari e senza appetito.  L’Aspio over, sentendosi in diritto di proteggere la propria zona di competenza, attacca il nostro grosso artificiale cercando di allontanarlo e rimanendo lui stesso vittima del suo istinto protettivo.

 

 

 

SUGGERIMENTI E CONSIGLI 

  • Iniziate battendo tanta acqua alla ricerca dei pesci e, qualora riuscirete ad intercettarli, sostate nel tratto.
  • Fondamentale, tenere gli occhi aperti e scrutare con attenzione la superficie dell'acqua alla ricerca di eventuali “cacciate” o “bollate” dei pesci o anche soltanto increspature sulla superficie dell’acqua che segnalino la presenza di ostacoli nel letto del fiume o salti di profondità.
  • Quando effettuate una cattura provate ad insistere in quella zona in quanto potrebbe “nascondere” altri esemplari.
  • Molto spesso sono necessari recuperi molto veloci per manovrare a dovere gli artificiali in acque correnti. Alternateli anche a brevi pause ed adottando recuperi jerkati; l’irregolarità di recupero può essere l’arma vincente.
  • Zone con piante in acqua o tronchi sommersi vanno affrontati con artificiali in grado di farci pescare molto vicini all’ostacolo. Gli attacchi avvengono spesso poco dopo l’inizio della fase di recupero, quindi più si è “sull’ostacolo” maggiori sono le chance di effettuare lo strike.
  • Non dimenticatevi di tarare la frizione prima di iniziare a pescare. Fondamentale per evitare spiacevoli rotture della lenza in fase di abboccata.
  • Dovremo essere pronti ad avere diverse slamature, ed a non disperare perché, la mangiata può avvenire anche sotto i nostri piedi!
  • L'aspio predilige vivere in branchi; è per questo motivo che: in diverse occasioni potrebbe capitarci di compiere catture a ripetizione così come potremo incorrere in periodi, più o meno lunghi, trascorsi senza percepire alcun attacco.

 VIDEO DI UN ESPLOSIVO ATTACCO IN DIRETTA

visione sconsigliata ai deboli di cuore

 

 

Tipicamente un pesce solitario, territoriale ed aggressivo, staziona spesso al riparo tra la vegetazione scrutando l’ambiente circostante in attesa della sua preda. Ha un comportamento di caccia molto tipico; è in grado di rimanere fermo nell’acqua muovendo i raggi finali delle pinne dorsali e le pinne pettorali. Il luccio ha l’abitudine di sferrare il suo attacco aggredendo la preda lateralmente. Una volta stretta nella morsa della sua bocca, grazie ai suoi oltre 600 affilatissimi denti, rivolti all’indietro, la immobilizza per poi “girarla” ed inghiottirla. Si alimenta di altri pesci, rane, topi ed è anche affetto da cannibalismo. Specie con l’avanzare dell’età, ed in particolare nelle stagioni fredde, predilige sferrare attacchi nei confronti di prede dalle dimensioni extra large. L’azione di caccia comincia, spesso, con un inseguimento per poi concludersi con un  feroce attacco nei confronti della nostra esca che, in molti casi, avviene proprio vicino ai nostri piedi o sotto alla nostra barca. Non sempre però tutto si conclude nel migliore dei modi; ecco perché, nella pesca al luccio, si sente spesso parlare dei cosiddetti: “inseguimenti”. L’attivazione dell’istinto predatorio di un luccio non è dettata solamente dai propri fabbisogni fisiologici bensì è comandata da una concomitanza di differenti fattori climatici ed ambientali che influiscono sul suo comportamento e che ne scatenano l’istinto predatorio. Al di fuori di questi brevi momenti di attività, che vengono definite: “finestre”, il luccio caccia molto raramente. A riprova di ciò vi è il fatto che: qualsiasi sia la nostra esca, essa possa passare, per moltissimi lanci, inosservata dinnanzi al muso di un luccio suscitando totale indifferenza o semmai qualche timido inseguimento. A volte può essere invece sufficiente anche soltanto un lancio, fatto nel posto giusto ed al momento giusto, per scatenare l’istinto predatorio del nostro amato esocide e compiere lo strike! Fin qui potrebbe apparire piuttosto semplice ma va detto che risulta IMPOSSIBILE poter determinare quale possa essere il momento di attività in quanto le variabili di attivazione sono moltissime e talvolta a noi sconosciute. L’esperienza del pescatore, anche grazie ad un’attenta analisi delle situazioni passate, è senza dubbio utile per determinare quale possa essere il momento di attivazione dei lucci. Vediamo quindi quali fattori, come ad esempio il meteo, possono influire in maniera positiva sull’istinto predatorio dell’esocide:

 

I cambi di luce

In presenza di giornate più o meno nuvolose in concomitanza con vento di qualsiasi intensità, si generano cambi di luce. Questa particolare condizione può aprire svariate finestre di attività.

La pressione atmosferica

Una bassa pressione porterà: nuvole, vento e pioggia o comunque un clima instabile che si rivela un’ottima condizione per andare a caccia di lucci.

La pioggia

Specie se moderata ed intermittente, la pioggia costituisce un ottimo fattore di attivazione.

Il vento

Sposta le nuvole dando vita a cambi di luce, increspa la superficie dell’acqua generando una condizione favorevole per la caccia ed influisce sulla temperatura dell’acqua. L’assenza di vento è da considerarsi invece un fattore “negativo” così come, al tempo stesso, può esserlo anche un vento troppo intenso. Nei periodi freddi, venti caldi possono attivare i pesci; mentre venti freddi rischiano di “inchiodarli”. Durante la stagione più calda vale invece l’esatto contrario. Infine, va detto che: molto spesso, la sponda più redditizia è quella battuta dal vento. Se peschiamo dalla barca, inoltre, può essere un valido alleato per pescare in “drift” battendo così tantissima acqua.

L’acqua

Specie in assenza di vento e/o in presenza di giornate limpide e soleggiate uno specchio d’acqua eccessivamente limpido e trasparente è da considerarsi un fattore negativo. Molto meglio trovarsi in presenza di uno specchio d’acqua velata, leggermente torbida ed increspata per meglio confondere la nostra esca agli occhi del predatore.

La luna

E' molto probabile che anche i lucci possano percepire i cambiamenti gravitazionali determinati dall'attrazione lunare che generano impercettibili alterazioni a noi sconosciute. Possiamo identificare quattro momenti di attivazione legati alle fasi lunari: il moon-rise, ovvero il sorgere della luna. Il moon-over, ovvero la luna a metà tra la sua alba e il suo tramonto. Il moon-set, ovvero il tramonto della luna ed il moon-under, ovvero la posizione della luna a metà tra il suo tramonto e la sua nuova nascita all'orizzonte. In presenza di luna piena, durante le ore di buio, così come i giorni immediatamente successivi possono essere periodi di scarsa attività in quanto i pesci tendono ad alimentarsi anche la notte, proprio grazie alla maggiore quantità di luce disponibile.

Dobbiamo tener però presente che tutte queste variabili di attivazione costituiscono la “teoria” ma la pesca, ed ancora più in particolare quella del luccio, non è una scienza esatta bensì l’esperienza e la pratica sono i nostri migliori “maestri”. 

 

Consigli per insidiare i lucci a spinning

Dovrebbe esserci ormai chiaro il fatto che: il luccio è un predatore estremamente lunatico ed imprevedibile; pertanto, le nostre parole d’ordine dovranno essere: costanza, concentrazione e determinazione. Dovremo quindi battere tanta acqua, effettuando un lancio dopo l’altro senza arrenderci mai e mantenendo sempre la medesima concentrazione e convinzione che abbiamo fin dal primo lancio in quanto, quello decisivo, potrebbe essere proprio l’ultimo. Durante l’autunno, anche in bacini di grandi dimensioni, i lucci si avvicinano alle sponde in preparazione della frega; idem in primavera quando occupano le medesime posizioni alla ricerca di foraggio prima di spostarsi in zone più profonde con l’arrivo della stagione più calda. Specie in primavera ed autunno non sottovalutiamo quindi i primi metri vicino alle sponde anche se in presenza di acqua bassa in quanto il luccio può sostare anche in pochissima acqua. Vegetazione acquatica, legnaie così come qualsiasi “struttura” costituiscono un ottimo riparo per il luccio; pertanto sarà bene insistere, con i nostri lanci, in prossimità di eventuali “nascondigli”. Per quanto riguarda le esche: non dobbiamo aver alcun timore nell’aumentarne le dimensioni, specie nelle stagioni più fredde. Uno dei vantaggi delle grandi esche è anche rappresentato dal fatto che possono essere viste anche da più lontano oltre che rappresentare un boccone più sostanzioso. Spesso, i lucci, tendono ad essere attratti da colori vivaci come: bianco, giallo, arancione e verde così come, in alcune giornate, prediligono esche che emettono parecchie vibrazioni ma per questo argomento vi rimando a QUESTO articolo in cui se ne parla in maniera più approfondita. Ora non vi resta che andare a pesca, provando a tener conto di questi suggerimenti con la speranza che non vi capiti di incappare in quella giornata tipica eccezione che conferma la regola. Buon divertimento e in bocca al luccio!

by Bonez

A differenza di quanto possa trapelare dal suo aspetto minaccioso, il luccio è un pesce estremamente delicato. Ecco perché una volta allamato e dato che lo DOBBIAMO rilasciare, è meglio recuperarlo velocemente (a meno che non sia stato catturato ad una discreta profondità). Una volta nel guadino, nonostante possano sussistere buone intenzioni, soprattutto quando si ha poca esperienza alle spalle, può capitare si commettano gravi errori nel maneggiare un luccio. Occorre quindi essere ben preparati e consapevoli del fatto che: oltre alla successiva sopravvivenza del pesce vi è in gioco anche l’incolumità delle nostre dita. Partiamo quindi dalle cose da NON fare:

- il luccio NON va mai tenuto per le branchie

- NON schiacciamogli la pancia o le cavità degli occhi

- NON utilizziamo assolutamente il boga-grip

- NON teniamolo in posizione verticale senza sorreggerlo (specie se di taglia)

 

Il miglior modo per maneggiare un luccio è, senza dubbio, la: “presa opercolare” che deve però essere eseguita in maniera corretta. Essa consiste nell’infilare le dita della mano (escluso il pollice) tra la guancia e le branchie, per poi far scorrere i polpastrelli lungo la “guancia” fino a raggiungere il fine corsa dell’opercolo evitando le branchie. A questo punto sarà quindi necessario serrare le nostre dita sulla parte inferiore della bocca e completare la chiusura della presa con il pollice che, dall’esterno della bocca, farà pressione in corrispondenza del dito indice. Un’ opercolare fatta male può causare danni sia a noi che al pesce. La presa opercolare è piuttosto semplice ed intuitiva e se eseguita correttamente, con decisione e calma, ha inoltre la capacità di calmare il luccio, quasi avvertisse la sicurezza di chi lo afferra. Attenzione! Il luccio non solo ha quel migliaio di denti in bocca, ma anche le arcate branchiali sono rivestite di una miriade di piccoli denti. Perciò, quando inseriamo la nostra mano nell’opercolo, assicuriamoci sempre di sentire la parte interna della guancia con i nostri polpastrelli evitando così di correre il rischio di infilare le nostre dita all’interno dell’arcata branchiale. Una mossa sbagliata potrebbe costarci anche qualche punto di sutura!

 

Le prese opercolari da conoscere sono sostanzialmente due:

1. Opercolare per scattare una foto ricordo

2. Opercolare per slamare il pesce (nel guadino)

 

Opercolare per foto ricordo

In caso di una presa opercolare per lo scatto di una foto ricordo è fondamentale rispettare la regola: mano destra -> branchia destra e mano sinistra -> branchia sinistra. La presa dovrà essere, in questo caso, forte e sicura onde evitare che il luccio possa scivolarci di mano e cadere. Dobbiamo però fare attenzione a non esercitare pressione con la punta del pollice ma con la parte laterale di esso, questo per evitare che il sottile strato di pelle nella parte inferiore della mascella si possa lacerare o bucare. Se si ha a che fare con lucci di piccola taglia si può opercolare anche infilando solo l'indice, o indice e medio, dentro la guancia.

 

 

 

Opercolare per slamare il pesce

Con quale mano dobbiamo effettuare l'opercolare? La regola di base della presa opercolare è: mano destra -> branchia destra e mano sinistra -> branchia sinistra. Nel caso di un’opercolare per slamare il pesce però la mano con cui abbiamo maggiore destrezza, che solitamente si tratta della stessa mano con cui impugniamo una penna per scrivere, non andrà utilizzata per effettuare la presa opercolare bensì per impugnare la pinza. L’altra mano sarà dunque quella che dovremo utilizzare per effettuare l’opercolare. In questo caso cerchiamo di effettuare una presa non troppo “serrata” in maniera che: se il pesce dovesse dimenarsi, la nostra mano possa scivolare agevolmente fuori dall’opercolo senza ferirci e senza provocare danni all’escocide. Prima di effettuare la prese dobbiamo però capire come sono posizionate le ancorette all'interno della bocca del pesce in maniera da evitare di bucarci le dita, durante la presa. Se l’ancoretta è conficcata a sinistra opercoleremo sulla guancia destra, e viceversa. In base alla posizione dell’ancoretta possiamo effettuare anche una presa opercolare “rovescia” vale a dire: mano destra -> branchia sinistra e mano sinistra -> branchia destra mantenendo il pesce con la pancia rivolta verso di noi. Una volta effettuata la presa la sfrutteremo quindi per aprire la bocca dell’esocide in maniera da poter operare con le pinze per rimuovere i nostri ami o le nostre ancorette.

 

 

Perché dobbiamo rilasciare il luccio?

Il luccio va rilasciato perché questo fantastico predatore sta scomparendo. Soffre l'inquinamento, soffre le reti dei pescatori di professione, soffre la crudeltà dei bracconieri, soffre i cosiddetti: “padellari”; ovvero coloro che non rilasciano nulla. In Italia ne sono rimasti pochi e soltanto in pochissimi ambienti. Quello che un tempo era al vertice della catena alimentare, è ormai diventato solo una cattura occasionale. Partiamo da un dato di fatto: per avere la certezza di non arrecare alcun, seppur minimo, danno ai pesci dovremmo evitare di andare a pesca. Nella pratica del Catch and Release (C&R), il nostro obiettivo sarà quindi quello di rilasciare i pesci catturati adottando tutte le accortezze nell’ obbiettivo di arrecare loro il minor danno possibile permettendone la successiva sopravvivenza.

Slamare velocemente un luccio, fare una bella foto e rimetterlo in acqua in perfette condizioni di salute per guardarlo ripartire verso gli abissi non è cosa facile, soprattutto per i meno esperti; in particolare quando si è sopraffatti dall'emozione. I problemi e gli imprevisti che possono capitare sono molti. Bisogna vedersela con le ancorette che armano i nostri artificiali, bisogna maneggiare il pesce senza fargli male stando inoltre attenti a non tagliarci una mano con la moltitudine dei suoi affilatissimi denti. È importantissimo avere con se: un guadino, che deve essere dotato di rete gommata e di dimensioni generose (come ad esempio il modello Rapture Aggressor nets) delle pinze a becchi lunghi (dai 30cm n su) ed un tronchese per essere pronti nell’eventualità in cui serva tagliare un’ancoretta.

 

Un guadino capiente è indispensabile per due motivi: consente di guadinare facilmente pesci che possono superare il metro di lunghezza e ci permette, spesso, di poter mantenere il pesce in acqua per farlo riposare e riossigenare prima e dopo le operazioni di slamatura. Non dimentichiamoci che il luccio è un pesce molto delicato che risente moltissimo degli sbalzi termici e batimetrici. Specie nella calda stagione, può essere sufficiente tenerlo anche soltanto un minuto fuori dall’acqua per arrecargli danni permanenti. Se siamo così bravi e fortunati ad allamarne uno è fondamentale che il "combattimento" con il luccio duri poco, in modo da limitare al massimo lo stress. Il mio consiglio è quello di sovradimensionare sempre l’attrezzatura: canne potenti e trecciati robusti saranno utili al nostro scopo. Anche l’impiego di esche molto voluminose ci semplificherà enormemente la vita quando andremo a slamare il nostro luccio ed eviteranno di essere ingoiate con il rischio di conficcarsi in profondità all'interno della grande bocca del pesce.

Abbiamo un Luccio nel guadino, cosa facciamo?

Se l'esca è ben visibile conviene mantenere il luccio in acqua, se ci è possibile. Se il Luccio non si agita e l'ancoretta è in punta di bocca, possiamo slamare anche senza toccare il pesce, lavorando solo con le pinze. Se non riusciamo a vedere la nostra esca e dalla bocca del pesce fuoriesce soltanto il cavetto, dobbiamo aprire la bocca del pesce mediante una presa opercolare. Prima di farlo dobbiamo però di capire come sono posizionate le ancorette all'interno della bocca del pesce in maniera da evitare di bucarci le dita, durante la presa. Se l’ancoretta è conficcata a sinistra opercoleremo sulla guancia destra, e viceversa. Nel caso in cui l'esca fosse stata inghiottita ma le ancorette sono in una posizione "facile" proveremo a slamare in acqua, dentro al guadino, con il Pike parzialmente immerso, solo la testa fuori dall'acqua. Lavoreremo solo con le pinze o, in caso di difficoltà, taglieremo con un tronchese la punta (o le punte) dell'ancoretta bloccata, rilasciando subito dopo il luccio all'interno del guadino. Nel caso in cui, il pike ha inghiottito l'esca e le ancorette sono conficcate in punti critici (branchie, palato, gola) occorre fare un'operazione chirurgica fuori dall'acqua. Dobbiamo stare calmi e comodi, opercoleremo il pike in barca oppure sdraiato su un materassino precedentemente bagnato. Con il pike sdraiato su un fianco apriremo la bocca (per aiutarci, possiamo utilizzare un apribocca specifico) e decideremo molto rapidamente la strategia di slamatura. Entreremo con le pinze e slameremo, alla prima difficoltà tronchesi e tagliamo, rapidi e decisi. Questa operazione va effettuata con le mani bagnate o con guanti in neoprene anch'essi bagnati. Una volta slamato rimetteremo immediatamente la nostra preda nel guadino. Il nostro pike si sta riprendendo in acqua, controlliamo se è in perfetto assetto, se muove bene le pinne e prepariamo tutto per la foto. Prendiamocela comoda, quando siamo pronti riprendiamo il luccio dal guadino e molto rapidamente ci mettiamo in posa, qualche scatto veloce e via di nuovo in acqua, questa volta fuori dal guadino! Durante la foto il Luccio va tenuto sempre con 2 mani: con una facciamo l'opercolare (conviene forzare un po’ l'apertura della bocca durante la presa opercolare, il pesce starà più fermo) e con l'altra lo sorreggiamo in prossimità della pinna anale. Evitare di tenere il luccio in quanto, in particolar modo su pesci molto pesanti, può provocare lo stiramento delle vertebre con possibili conseguenze negative sulla struttura scheletrica dell'animale. In questo caso il luccio potrebbe ripartire apparentemente bene, ma morire o restare semi-paralizzato in un secondo tempo. Anche la presa sotto al collo (a strozzo), seppur con il pesce in orizzontale, può essere dannosa e deve essere effettuata con molta delicatezza. Stringendo troppo rischiamo una pericolosa compressione sugli organi interni, che potrebbe provocare dei danni irreparabili al pesce. Anche in questo caso si potrebbe avere l'impressione che il pesce riparta in perfetta salute, in quanto gli ipotetici danni potrebbero provocare conseguenze non immediate. Il modo più corretto di prendere un luccio è mediante la famosa "presa opercolare". Questa presa è la più sicura sia per il pesce che per il pescatore ed è abbastanza semplice da imparare. Assolutamente da EVITARE l’utilizzo del Boga Grip in quanto potrebbe provocare gravi e permanenti lesioni all'apparato boccale (nello specifico alla cartilagine) del pesce condannandolo a morte certa.

 

 

Il rilascio...

Sempre con la presa opercolare, adagiamo il Pike in acqua, lo teniamo poi per la coda impugnando saldamente il corpo nel suo punto più stretto, immediatamente prima della pinna caudale. Se il pesce appare ancora un po' intontito a causa dell'apnea forzata e dello stress al quale lo abbiamo sottoposto, non lo lasceremo andare subito, lo terremo saldamente e aiuteremo la sua riossigenazione muovendolo avanti e indietro, poi alterneremo il movimento avanti/indietro con quello della "S", che consiste nel muovere il pike lateralmente (sempre tenendolo per la coda) disegnando un 8 con la mano, in modo da creare la forma della lettera S con il corpo del Pike. Questo movimento a "S" è fondamentale, in quanto è proprio durante questa fase che il Luccio ci segnalerà che si è ripreso e che è pronto per ricominciare a nuotare libero. Durante la "S" il corpo del Luccio pian piano riacquista le forze, questo movimento gli dà lo stimolo a nuotare in quanto simula la sua pinnata. Prima di lasciarlo andare assicuratevi che mantenga l'equilibrio e che non si rivolti su di un fianco, osservate se muove le pinne ventrali che servono a mantenerlo in equilibrio e sentite voi stessi se il pesce ha la forza necessaria per andarsene. Il segnale per rilasciarlo sarà quando il pesce, in perfetto assetto verticale, inizierà a riattivare i suoi muscoli e a "forzare" sul nostro movimento, come se la "S" volesse farla da solo, senza il nostro aiuto. Questa operazione può richiedere da pochi secondi ad alcuni minuti; se il Luccio è sofferente occorre molta pazienza. L'ossigenazione del pesce non è detto che sia sempre necessaria, se i tempi di riemissione del pesce sono molto brevi e l'acqua è ben fresca e ossigenata il pesce molto probabilmente non vi darà il tempo di fare niente e appena sentirà di essere in acqua vi darà una bella lavata.

 

Il luccio: predatore per eccellenza di acqua dolce. Caratterizzato da una bocca particolarmente pronunciata con un “becco” a papera dotato di denti estremamente affilati. Ama sostare al riparo attorno a qualsiasi tipo di vegetazione acquatica in attesa della sua preda nei confronti della quale tende agguati rapidi e violenti. Si nutre di altri pesci, a volte anche di dimensioni simili a se stesso. Può raggiungere delle taglie da capogiro ed innescare duelli molto avvincenti nonché attaccare l’esca con incredibile forza e, non sono rari, anche salti fuori dal pelo dell’acqua. La tecnica di pesca a spinning al luccio predilige sicuramente la qualità delle catture rispetto alla quantità e tolte le dimensioni ragguardevoli che può raggiungere, è sicuramente il suo “carattere” a renderlo uno dei predatori più ambiti delle nostre acque. La pesca al luccio a spinning è, per molti, una vera è propria malattia. Che si tratti di cercarlo in lago, in fiume, dalla barca o da riva, la ricerca di questo meraviglioso predatore è in grado di far desistere anche i più tenaci. Per quanto ci si possa sforzare, capire le sue abitudini, i momenti di attività e riuscire a prevederli con successo sembra essere più un compito da cartomante che da pescatore. Le specie di luccio presenti sul territorio Italiano sono due, ibridi annessi. Luccio italico: Esox Flaviae e luccio europeo: Esox lucius (comunemente chiamato “verdone”).

Essi condividono spesso gli stessi ambienti, soprattutto nel nord-Italia; pertanto trovare laghi e fiumi in cui la presenza della specie autoctona sia “esclusiva” è sempre più raro. Se già la pesca al nostro amato esocide non è delle più semplici, quando si decide di insidiare nello specifico il luccio italico, la cosa si complica ulteriormente. Si tratta di un predatore molto lunatico che riusciremo ad ingannare nei pochi momenti di attività che lo portano ad attaccare le nostre esche artificiali. La cattura di questo pesce non è mai scontata e trovarsi al posto giusto nel momento giusto diventa essenziale così come l’esca utilizzata, e correttamente manovrata, è di fondamentale importanza per indurre all’attacco questo affascinate predatore. L’attrezzatura da pesca per lo spinning al luccio. Per quanto riguarda la canna da pesca l’ideale saranno attrezzi con una lunghezza compresa tra i 2.10 e i 2.40 (7-8 piedi circa) dall’azione piuttosto rapida e potente in grado di gestire esche di dimensioni importanti (anche da ioltre 100gr) come ad esempio una Loomis & Franklin Swimbait (2,05 mt 28-112 gr) abbinata ad un buon mulinello taglia 5000 – 6000, come ad esempio il Trabucco Invictus SW 6500H.

 

La lunghezza della canna influenza a portata di lancio, dunque canne sui 2.40 m saranno da preferire soprattutto in luoghi dove sondare molta acqua, anche distanti dalla sponda, per aumentare le nostre possibilità di cattura. Alcuni pescatori prediligono il casting altri lo spinning, l’importante sarà sempre pescare con attrezzi adeguati e proporzionati ai pesci che cerchiamo di insidiare. Per quanto riguarda il filo in bobina è d’obbligo utilizzare un trecciato di qualità dalla portata di almeno 30 – 40 lb come ad esempio il Trabucco X8 Extreme Pro da 40lb. L’utilizzo di uno spezzone terminale che non vada a ledersi con gli affilatissimi denti del predatore è di vitale importanza. Tale accorgimento ci permetterà inoltre di non perdere le nostre preziosissime esche e, cosa ancor più importante, eviterà al pesce inutili sofferenze. L’immancabile cavetto: consiste in uno spezzone di lunghezza variabile, di norma dai 30 ai 50 cm, il quale può essere realizzato in acciaio, in titanio o addirittura in fluorocarbon. Se il cavetto in acciaio rappresenta la soluzione più comune e facilmente reperibile sul mercato, il mio consiglio è quello di adottare la soluzione in fluorocarbon a vantaggio di una maggiore invisibilità in acqua. Il diametro può oscillare, a seconda dei gusti del pescatore e delle dimensioni delle esche che si andranno ad utilizzare, ma è bene non scendere mai al disotto dello 0,80 mm. Va fatta eccezione soltanto per manovrare grossi jerk per i quali la soluzione migliore è sicuramente quella di adottare cavetti rigidi. Possiamo comunque utilizzare cavetti in fluorocarbon, ma potremmo incappare in noiosi incastri del cavetto sulle ancorette, vanificando così un buon lancio. Il cavetto rigido, oltre a trasmettere la jerkata in maniera ottimale, eviterà proprio che si creino spiacevoli garbugli. Pinze a becchi lunghi: fondamentali durante le operazioni di slamatura della preda sono consigliate di dimensione dai 30 cm in su per far fronte anche ad eventuali ucci di taglia. Guadino: dotato di rete gommata e di dimensioni generose è un accessorio indispensabile per il salpaggio dei lucci nel pieno rispetto del catch & release come ad esempio il modello Rapture Aggressor nets il quale appare: capiente, pieghevole, robusto, leggero e molto comodo da trasportare. Esche Artificiali. Se è vero che il nostro amato esocide, quando in caccia, ingoierebbe qualsiasi cosa è altrettanto vero l’esatto opposto nei momenti di minore attività o di apatia più totale. Nello spinning al luccio capita frequentemente di veder pesci seguire la nostra esca fin sotto i piedi e magari restare lì fermi a fissarli, o magari dargli delle timide musate per poi dileguarsi. Sia che si parli di luccio italico che di europeo, la storia è sempre quella. Nella scelta delle esche da usare è fondamentale capire, o almeno intuire, quale possa essere il foraggio principale in quel determinato ambiente e la dimensione dello stesso più facilmente reperibile dal predatore. Negli ultimi anni, la misura delle esche da luccio sul mercato è aumentata in maniera esponenziale: vuoi per moda, vuoi per vendere o per la semplice soddisfazione di prendere un luccio con un’esca da 40 cm, il mercato è andato decisamente verso le “big lures” e con esso molti pescatori. Per mia esperienza, esche “oversize” spesso non premiano quanto esche di dimensioni più ridotte e meno appariscenti soprattutto quando si ha a che fare con il luccio italico. Bisogna considerare che, essendo un pesce autoctono, il luccio nostrano ha uno stretto legame con il resto della fauna ittica, in particolare con le sue prede naturali. Dovremo quindi, anche noi, adottare la stessa naturalezza nella scelta dell’esca prediligendo forme e colori naturali ai colori più accesi che invece i rivelano spesso vincenti nella “caccia” al verdone. Chi si avvicina alla pesca di questo fantastico predatore rimarrà ammaliato dalla quantità di esche che il mercato offre ed è solo grazie all’esperienza maturata che saremo in grado di scegliere l’esca più adatta allo spot ed alla situazione. Possiamo però fare dei raggruppamenti grossolani e vedere qualche caratteristica per capire cosa è meglio usare, dove e quando. Esche metalliche: ne fanno parte tutti i cucchiaini rotanti e ondulanti che artificiali di più recente introduzione come gli spinnerbait e le chatterbait. Caratteristica comune a tutte queste esche è l’emissione di vibrazioni che conferiscono a queste un forte potere attrattivo sui predatori sia quando essi sono in caccia che per risvegliare il loro istinto predatorio in momenti di totale apatia. Gli ondulanti saranno i più indicati specialmente nel caso di fondali bassi, mentre i rotanti, semplici o muniti di trailer più o meno voluminosi, si presteranno bene anche all’utilizzo in fondali più digradanti. Spinnerbait e chatterbait, oltre le tante vibrazioni, garantiranno una notevole diminuzione degli incagli; lo spinnerbait, infatti, dotato di amo singolo rivolto verso l’alto, per la sua particolare forma difficilmente cadrà vittima di rami e ostacoli vari. Le chatterbait invece possiedono una paletta alla quale di norma è collegato un jig, di peso variabile, con amo offset che consente il montaggio di un siliconico come trailer in modalità anti-incaglio.

 

Esche rigide (hardbait): raggruppamento che comprende una moltitudine di esche con i più disparati utilizzi. In linea generale, all’interno vi troviamo minnow, jerk, crank, lipless e swimbait. I minnow: artificiali, dotati di paletta, i quali hanno forme e dimensioni molto variabili che, solitamente, vengono recuperati in maniera lineare, alternando delle pause più o meno lunghe. Sappiate che: le pause spesso giocano un ruolo fondamentale nella cattura del luccio. I jerk sono un’esca cardine della pesca dell’esocide. Anche questo tipo di artificiale, se recuperato e “mosso” nel modo corretto può risultare micidiale soprattutto con la specie esox lucius. La forma tipicamente a “goccia” più o meno allungata, e l’assenza di una paletta, delegano tutto il movimento al pescatore che dovrà animare l’inganno con dei colpi di cimino decisi, detti appunto “jerkate”. A seconda dello spot, potremo optare per jerk galleggianti, affondanti o suspending; inoltre, vista la loro particolare forma, godono di una eccezionale lanciabilità che ci aiuterà nel sondare tantissima acqua. I lipless derivano sostanzialmente dai minnow, dai quali si differenziano per l’assenza di paletta. Essi si prestano bene per presentazioni sotto il pelo dell’acqua o nei primi strati dove potranno essere recuperati sia in maniera lineare che animati da piccole jerkate per conferirgli un nuoto irregolare. Se nell’immediato sotto sponda del nostro spot, troviamo una colonna d’acqua difficile da sondare con altre esche, una delle scelte migliori è rappresentata dall’utilizzo di un crank. Con la loro paletta, decisamente oversize e pronunciata, sono in grado di scendere anche di diversi metri sotto la superficie e di stanare il predatore anche quando si nasconde in profondità. Possiedono spesso un nuoto abbastanza frenetico sul proprio asse orizzontale, e molti modelli sono dotati di piccole sfere al loro interno che emettono una notevole quantità di vibrazioni. Le swimbait, la cui forma spesso richiama, in maniera più o meno realistica, quella di un pesce, si caratterizzano per la presenza di snodi che conferiscono a queste esche un movimento estremamente realistico e adescante. Possono essere dotate o meno di paletta ed il loro recupero avviene tipicamente in maniera lineare alternato alle solite, più o meno lunghe e frequenti, pause che spesso inducono il luccio all’attacco. Troviamo infine esche di superficie (topwater) che svolgono la loro funzione sulla superficie dell’acqua andando ad imitare un pesce agonizzante sul pelo dell’acqua o ad esempio una rana e trovano il loro impiego specie durante le stagioni più calde, in presenza di pesce attivo, o per una pesca sopra alle nifee. Esche siliconiche (softbait): forme, colori e dimensioni delle esche siliconiche sono in continua evoluzione e la loro efficacia è tra le più appaganti specie quando si ha a che fare con la specie esox flaviae. Il loro corpo è in genere allungato e il carattere identificativo dell’esca è dettato dalla sua parte terminale; ovvero dalla coda. Quest’ultima potrà essere a falce, appiattita o dritta, restringendosi in maniera graduale. Nel primo caso il movimento complessivo sarà molto sinuoso e, a seconda della lunghezza e dell’ampiezza della coda, più o meno ampio. Una coda piatta e scodinzolante caratterizza invece i cosiddetti shad. Una coda piuttosto dritta ed appiattita caratterizza invece le softjerkbait le quali dovranno essere animate dal pescatore con le cosiddette jerkate in quanto non si muoverebbero se semplicemente recuperate in maniera lineare. Troviamo infine le softswimbait che, come ci indica il nome stesso, altro non sono che delle swim-bait di gomma, quindi morbide. Qualsiasi sia la tipologia di esca siliconica scelta il mio consiglio è quello di prediligere colori “vivi” ed accensi (giallo, verde, arancio) in presenza di pesci attivi o per cercare di scatenare in loro una “reazione” scegliendo invece esche di colori più naturali (argento, grigio, nero) in presenza di esox flaviae o comunque di pesci poco attivi. L’azione di pesca: Se si pesca da riva è indispensabile scandagliare il sotto sponda senza farsi scorgere dalle possibili prede presenti. Bisogna ricercare il luccio in zone con presenza di canneti, tappeti di ninfee oppure alberi caduti e semisommersi. Durante l’autunno e la primavera si può trovare facilmente lungo le sponde dove si sposta per prepararsi alla frega dopo la quale sarà molto attivo alla ricerca di prede per recuperare le energie (primavera). Dovunque si peschi è fondamentale avere perseveranza nel pescare; il luccio è un pesce che limita la propria attività predatoria a “finestre” di attività di pochissime ore dettate anche dalle condizioni atmosferiche. Abbiate molta pazienza e non temete quelle giornate in cui non si avverte il minimo segno di attività, il luccio può arrivare in qualsiasi momento. Quando si effettua la pesca al luccio? Nonostante il luccio, fatta eccezione per il periodo che coincide con la frega, possa essere insidiato tutto l’anno, i periodi migliori sono sicuramente quello tardo autunnale e quello primaverile. I cambi di luce generano sempre dei momenti di buona attività.

 

I miei consigli.

Non sempre il luccio attacca la nostra esca al primo colpo, dopo un agguato, ma spesso può inseguirla fin quasi sotto ai nostri piedi, per poi decidere di attaccarla oppure di restare nascosto nei paraggi per eventualmente farlo nei recuperi successivi. Siccome non sempre effettueremo recuperi a a galla (e quindi non possiamo vederlo) comportiamoci come se ce ne fosse sempre uno sotto ai nostri piedi o in scia alla nostra esca altrimenti è probabile che non faccia né l’una né l’altra cosa. La miriade di esche artificiali che troviamo in commercio e di cui possiamo disporre nelle nostre scatole porta esche possono essere tutte molto valide e lo saranno in particolar modo se contestualizzate all’ambiente in cui andremo a pescare. Il consiglio è però quello di portare con se un numero “limitato” di esche, scegliendole in precedenza in base alle caratteristiche dello spot, e focalizzando la nostra attenzione su di esse. Cambiare esca continuamente può essere, a volte, la soluzione vincente ma è altrettanto vero che cambiando spesso artificiale si può finire essere poco convinti di quello che si sta utilizzando e nella pesca al luccio mantenere la massima concentrazione, dal primo all’ultimo lancio, è fondamentale. Abbondate infine sempre un pochino nelle dimensioni degli artificiali, soprattutto se il vostro intento è quello di imbattervi in una cattura degna di nota. L’esperienza e la perseveranza saranno la migliore soluzione al “cappotto” che per chi da la “caccia” a questo predatore è alquanto usuale. Se avete trovato questo articolo utile ed interessante e vi piacerebbe, in qualche maniera, essermene grato sappiate che: la miglior ricompensa al lavoro svolto è per me rappresentata da un vostro “avvicinamento” alla pesca al luccio praticata nel pieno rispetto della specie volta ad un corretto catch and release. Poiché, purtroppo, questo meraviglioso pesce sta diventando sempre più raro salvaguardiamo in modo particolare il ceppo autoctono (Esox Lucius Flaviae), che rischia ancora di l’estinzione. Impariamo quindi non solo a pescarlo ma anche a rispettarlo, a maneggiarlo, a salvaguardarlo e ad amarlo.

 AVVENTURA IRLANDESE

Ti sei mai trovato in presenza di trote, particolarmente svogliate, che stazionano ferme in superficie e che ignorano qualsiasi cosa gli passi davanti? In situazioni come questa, il mio consiglio è quello di provare ad innescare una camola alla "svizzera". Il suon innesco è piuttosto semplice: si inizia infilando l'amo a circa metà della pancia per poi far fuoriuscire la punta dalla coda o dalla testa (a seconda della direzione dell'innesco).
 
 
Fai ATTENZIONE! Si tratta di un innesco particolarmente delicato che richiede un po' di esperienza, e la dovuta accortezza, sia nella fase di innesco che durante il lancio onde evitare di vanificarne la rotazione e la sua efficacia.  Il lancio deve essere effettuato con cautela: adottando un movimento dolce ed accompagnato al fine di evitare che la camola si deteriori vanificandone la rotazione in acqua. Per quanto riguarda l'esca, il mio consiglio è quello di preferirne una di taglia medio/grande e di innescarla su un amo "leggero" come il Trabucco Hisashi 10004N nella misura 10-12.
 
  

Anche l'azione di recupero deve essere effettuata in maniera "dolce" evitando una tremarella troppo vigorosa ma preferendo un'azione fatta di movimenti dolci ed irregolari che avranno lo scopo di indurre le trote ad attaccare l'esca oltre ad evitare che l'innesco si danneggi. La camola innescata alla svizzera e correttamente manovrata, assumerà, in acqua, un movimento irregolare alternando rotazioni sul proprio asse a sbandate improvvise rendendo così, questo innesco, micidiale! Provatelo e fatemi sapere le vostre impressioni ed i risultati che otterrete lasciando il vostro commento qui sotto.

 
by Bonez

Scattare una foto con una BIG TROUT è il sogno segreto di qualsiasi angler appassionato di Lake Trout Fishing, ma per farlo è necessario prima catturare la TROTA BIG… un problema non indifferente, se si considera che pesci di quelle dimensioni sono VERAMENTE difficili da catturare. Ecco dove veniamo in soccorso noi! In questo episodio imparerete tantissimi trucchi e segreti per catturare una BIG TROUT degna di foto… e magari anche di qualcosina in più! Buona visione https://www.youtube.com/watch?v=HzXXHovHVUo   🧰 Per questo video abbiamo usato… 🧰 Canne da Trota Lago per Bombarda e

Domenica 8 maggio noi Macinator: Bonez e Pordo abbiamo partecipato ad una gara a coppie a Quinzano d’Oglio (BS) organizzata dalla società il Cefalo! Si tratta di un laghetto rettangolare piuttosto piccolo che può contenere al massimo 40 concorrenti che pescano contemporaneamente. Per l’occasione sono state immesse 2 quintali di trote che come spesso capita in questo campo di gara, gran parte si sono concentrate  in una zona del lago dove vi è una piccola cascata provocata dall’acqua di un canalino adiacente che alimenta il lago. Le 20 coppie partecipanti, sono state suddivise in 4

Venerdì 26 agosto 2011, io (Bonez) in compagnia del Cavoz, mentre Pordo stava lavorando, abbiamo deciso di concludere le nostre ferie estive con una pescata a trote in un lago del milanese e ci siamo così recati al Lago Capanna di Cusago (MI). Si tratta di una immensa e molto profonda cava in cui parte della quale stanno tutt’ora prelevando ghiaia; immersa nel verde e caratterizzata da un’acqua molto trasparente nella quale si possono pescare trote, ma anche effettuare il carpfishing, in una zona riservata. Nella struttura, piuttosto curata, è presente anche un ristorante con

  Domenica 25 Marzo 2012, presso il laghetto: “La Trota nel Birreto” di Corno Giovine (LO), si è disputata la prima prova del Campionato Provinciale Individuale ed a Squadre della provincia di Lodi organizzata dalla società A.S.D. Pescasport Graffignana Milo. Non mi soffermo sulla descrizione del complesso in quanto è già stato recensito in altre occasioni, ma passo subito al “vivo” della manifestazione. Per quanto riguarda me (Bonez) e Pordo, facendo parte della società organizzatrice, il tutto ha avuto inizio nel tardo pomeriggio di sabato 24 Marzo; quando verso le ore 18:45, dopo aver atteso

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