ABC Trota Lago

Magico autunno

ABC Trota Lago - Rivista: "Pianeta Pesca" (novembre 2015)

Apparentemente snobbata da tanti ed erroneamente definita, a volte,  come una tecnica alla portata di tutti: la trota lago ha un suo fascino e le sue molteplici sfaccettature la rendono una tecnica di pesca variegata e molto più “complessa” di quanto si possa pensare. Per il solo fatto che viene praticata principalmente in laghetti a pagamento, non deve essere intesa come una pesca “a colpo sicuro” ma va praticata prestando attenzione a moltissimi particolari; in quanto, dando tutto per scontato, si corre il rischio di uscire dal lago a mani vuote. Soprattutto nel nord Italia, sono ormai moltissimi i laghetti di pesca sportiva che, a seconda delle loro caratteristiche (dimensione e profondità), immettono trote durante tutto l’anno oppure soltanto quando la temperatura dell’acqua lo consente. Per chi lo desidera è quindi possibile praticare questa tecnica di pesca 365 giorni l’anno; nonostante il periodo “clou” per la trota lago sia compreso indicativamente tra la fine di settembre ed il mese maggio; momento in cui tutti i laghetti di pesca sportiva, indipendentemente dalle loro caratteristiche, consentono alle trote di sopravvivere. Proprio grazie alla presenza di moltissimi laghi su tutto il territorio nazionale, grazie al fatto che si può accedervi semplicemente pagando una quota d’ingresso, grazie alla loro “sicurezza”, alla loro “comodità” e considerando il fatto che, salvo casi eccezionali, non è necessario disporre di alcuna licenza di pesca per accedervi; la trota lago rappresenta, senza dubbio, una delle scelte migliori per chiunque desidera avvicinarsi alla pesca in generale o per chi desidera semplicemente trascorrere piacevoli giornate in compagnia, magari della propria famiglia, lontano dal caos della città. Le trote che vengono immesse nei laghetti di pesca sportiva sono principalmente iridee e provengono da allevamenti in cui sono abituate a nutrirsi con mangimi. Esse, soprattutto appena dopo la loro immissione, formano diversi branchi, più o meno numerosi, che si spostano per il lago all’interno dei quali mettono in gioco la loro aggressività ed il loro istinto di sopravvivenza attaccando qualsiasi cosa cada in acqua. Una volta ambientatesi e diminuite numericamente all’interno del branco aumenteranno la loro sospettosità e diventeranno sempre più “schizzinose” e difficili da ingannare costringendo così il pescatore a mettere in gioco le proprie abilità, la propria esperienza e la propria astuzia per cercare di stimolare il loro appetito e la loro aggressività. All’interno del lago, esse si distribuiscono diversamente a seconda delle stagioni e delle caratteristiche del lago stesso prediligendo zone e profondità in cui la temperatura e l’ossigenazione dell’acqua meglio si addicono alle loro esigenze. Il primo fattore da considerare nella scelta della postazione di pesca e per la preparazione delle lenze è sicuramente la stagione; riassumendo molto brevemente possiamo considerare che: in autunno avremo le trote principalmente a pelo d’acqua ed utilizzeremo quindi tecniche di pesca “veloci” da superficie quali: catenelle, vetrini e bombarde galleggianti. In inverno, a causa del freddo e del periodo della frega, le trote appariarnno molto più “lente” e stazioneranno principalmente sul fondo nei pressi del sottoriva; è quindi necessario essere più pazienti ed adottare tecniche di pesca più lente quali: il saltarello ed il galleggiante. In primavera le trote si risveglieranno dal torpore invernale e tenderanno quindi a risalire verso la superficie; periodo in cui sono consigliate tecniche di pesca da superficie quali: piombini, catenelle, vetrini e, nel caso in cui si debbano raggiungere distanze maggiori, si ricorrerà all’utilizzo di bombarde galleggianti. In estate, a causa delle alte temperature che causeranno inevitabilmente un aumento anche della temperatura dell’acqua, troveremo le trote solamente in cave con profondità elevate o comunque in laghetti in cui è presente un costante ricambio d’acqua fresca proveniente da torrenti o fiumiciattoli adiacenti. Durante questa stagione, salvo eccezioni di piccoli laghi con ricambio d’acqua, le trote stazioneranno ad elevate profondità (10-15 metri) e sarà quindi necessario effettuare principalmente una pesca a bombarda in profondità. Indipendentemente dalla stagione in cui ci si trova, trattando l’argomento trota lago, si fa sempre e comunque riferimento a varie tecniche di pesca che possono essere identificate con una sola parola: “striscio”. Lo striscio è un tipo di pesca molto dinamica che consiste in continui lanci e recuperi effettuati secondo varie tecniche di recupero quali: la tremarella, il saltarello, la bombarda, ecc ma che si basano tutte su un principio fondamentale: “la rotazione dell’esca” che ha lo scopo di stimolare l’istinto aggressivo e predatorio del pesce ed indurlo così ad abboccare. Il termine: “Tremarella” bene illustra il movimento della canna che deve, appunto, tremolare incessantemente allo scopo di far avanzare a scatti velocissimi l’esca; essa si differenzia dal “saltarello” per il modo in cui si fa avanzare l’esca. Nel caso del “saltarello” si inizia mantenendo la canna in posizione inclinata verso l’alto ed il filo teso in modo da mantenere un contatto diretto con il piombo. Il recupero viene effettuato mediante movimenti progressivi della canna verso l’alto (“pompate”) ed a fine corsa entra in gioco l’azione del mulinello allo scopo di riavvolgere il filo in eccesso mentre si riporta la canna in posizione iniziale. Tutte le varie tecniche di pesca a striscio sono senza dubbio efficaci e si differenziano per uno o più particolari di realizzazione della lenza, del tipo di recupero da effettuare e dalla condizione in cui trovano il loro migliore impiego e sarà poi il pescatore, grazie alla propria esperienza, a scegliere la tecnica più adatta ad ogni situazione. La montatura di base viene però sempre e comunque realizzata infilando una zavorra (piombo, vetrino, bombarda, ecc) sulla lenza madre costituita da un nylon dello 0.16mm, seguita dalla fondamentale girella tripla, che ha lo scopo di contrastare la torsione del filo causata dalla continua rotazione dell’esca e prima della quale viene interposta una perlina salva nodo allo scopo di preservarne la tenuta del nodo stesso. Dall’altro capo della girella, viene annodato il terminale costituito da uno spezzone di filo in fluorocarbon, proprio per la sue caratteristiche di invisibilità in acqua e resistenza all’abrasione, che può avere una lunghezza variabile da circa 50cm fino a oltre 2 metri a seconda della tipologia di lenza e delle necessità ed infine, ovviamente, l’amo tipicamente della misura n.6 - n.8 scelta a seconda delle dimensioni dell’esca che si intende utilizzare.

Le esche

che si possono utilizzare per la  pesca della trota in lago sono moltissime e si suddividono principalmente in due grandi categorie: “esche naturali” delle quali fanno parte le più popolari camole del miele, i caimani, i lombrichi, ecc ed “esche artificiali o siliconiche” che trovano largo impiego soprattutto per la loro facilità di conservazione e che sono presenti in commercio  in moltissime varianti di forme, taglie e colori. Indipendentemente dal tipo di esca scelta è importante non scordare mai che la pesca a striscio è basata sul principio fondamentale della rotazione dell’esca ed è quindi molto importante assicurarsi che l’innesco sia realizzato a regola d’arte in modo che, durante il recupero, esso ruoti alla perfezione. Ovviamente, per poter praticare questa tecnica di pesca, è necessario disporre di una canna ed un mulinello e, nonostante oggi giorno una serie completa di canne da trota lago sia composta da oltre 15 modelli, aventi azioni e caratteristiche differenti al fine di consentire di poter affrontare al meglio ogni situazione di pesca; per tutti coloro che desiderano approcciarsi a questo “mondo” saranno sufficienti una sola canna ed un solo mulinello. Le canne da trota lago hanno oggi una lunghezza che varia dai 4mt ai 4.80mt e sono in grado di gestire, a seconda dell’azione, zavorre che variano dal più leggero piombino da 1gr fino alla bombarda da oltre 30gr che consente di raggiungere distanze di pesca elevate. Alla canna è richiesto il lancio, la conduzione e sollecitazione dell'esca, la gestione dell'abboccata e il salpaggio al volo della cattura; dunque: potenza, azione, sensibilità, robustezza e maneggevolezza. Alcune di queste caratteristiche sono però fra loro in contrasto; in particolare la potenza e l'azione che, rispettivamente, vogliono una struttura di canna rigida e morbida; questione che è stata risolta con un compromesso e cioè: ripartendo su più modelli le quantità di potenza e d'azione necessarie. Nella pesca a striscio il mulinello svolge un ruolo estremamente importante, a differenza di altre tecniche dove si può considerare di seconda priorità; dal suo corretto funzionamento dipendono infatti, tutte le azioni di pesca, dai lanci della lenza al recupero dell’esca e della preda. Per poter affrontare questa notevole mole di lavoro le caratteristiche da prendere in considerazione per una giusta scelta di un mulinello sono: peso contenuto, bobina di “grandi” dimensioni, rapporto di recupero piuttosto lento, frizione anteriore e buona potenza di recupero. Le principali zavorre utilizzate, che andranno scelte in base ad ogni situazione di pesca, sono: “il piombino” il quale, come dice la parola stessa, non è altro che un piombo dalla forma più o meno affusolata e che, a seconda delle sue caratteristiche e dal modo in cui viene recuperato, consente di insidiare trote a tutte le profondità nei pressi del sottoriva. Abbiamo poi “il vetrino” il quale si differenzia dal piombino per la sua caratteristica di dimezzare all’incirca il proprio peso specifico una volta immerso in acqua; particolarità che consente di raggiungere distanze non indifferenti ma mantenendo allo stesso tempo un affondamento “lento” della lenza in acqua. Vi è poi la lenza a “catenella” che viene realizzata con una serie di cilindretti di piombo dal peso ridotto (0,20gr – 1 gr ciascuno) fissati sulla lenza madre, o mantenuti distanziati tra loro con l’impiego di piccolissime molle, la quale si differenzia da un semplice piombino per un affondamento più lento in acqua ed in grado di offrire una maggior capacità di “strisciare”, soprattutto in superficie, a basse velocità di recupero. Infine vi sono le cosiddette “bombarde” disponibili oggi in commercio in varie forme, dimensioni e realizzate con differenti materiali più o meno resistenti e precisi ma che, in ogni caso, consentono di raggiungere lunghe distanze e che permettono, a seconda delle loro caratteristiche,  di strisciare agevolmente sia in superficie che ad elevate profondità. Su ogni bombarda sono serigrafati 2 numeri: il primo indica il peso della zavorra che andrà scelto in base alla distanza di lancio che si intende raggiungere; mentre il secondo, detto “G” indica la velocità di affondamento della bombarda una volta che essa si trova in acqua. G0 (non affonda per niente), G1 (affonda come se pesasse 1gr), G3 (affonda come se pesasse 3gr), e così via. Le bombarde da G0 a G3 sono considerate da superficie, da G4 a G6 vengono inserite nella fascia di mezz’acqua e le bombarde da G7 in su vengono definite affondanti.

Autunno

E’ autunno, l’afa e le caldissime giornate estive sono ormai alle porte; le temperature iniziano ad abbassarsi e le piogge si intensificano. Questi cambiamenti climatici influiscono ovviamente anche sulla temperatura dell’acqua dei laghi di pesca sportiva che tende a diminuire “spingendo” così le trote a salire in superficie ed a stazionare, per lo più, poco sotto il pelo dell’acqua. Ad inizio stagione, questo cambiamento avviene in modo graduale; pertanto potrà capitare di trovare differenti “fasce” di pesce che stazionano sia in profondità, come avviene durante il periodo estivo, sia in superficie come normalmente accade in pieno autunno. Tralasciando quindi l’inizio della stagione ma concentrandosi nel “pieno” autunno possiamo affermare che, probabilmente, assieme alla primavera, è uno dei periodi più divertenti e più “semplici” per chi vuole iniziare a praticare questa tecnica di pesca. Durante la stagione autunnale le trote stazioneranno a pelo d’acqua, o pochi centimetri sotto la superficie, indipendentemente dalle dimensioni del lago e possono quindi essere insidiate con le cosiddette tecniche “veloci” tra cui la “tremarella”: effettuata con lenze a piombino, a vetrino o a catenella per le corte distanze; oppure utilizzando bombarde da superficie per raggiungere trote a lunghe distanze da riva. Concentrandosi sulla pesca a corta distanza si sceglierà una lenza a piombino, prediligendo uno “slim” (2-4gr): un piombo dalla forma allungata che affonderà più lentamente rispetto ad uno “Short”: piombo dalla forma tozza; per effettuare un recupero molto veloce a pelo d’acqua ed in presenza quindi di trote particolarmente voraci e “veloci”. Se le trote faticheranno ad inseguire esche recuperate troppo velocemente, o se si riceveranno parecchi “rifiuti” in fase di abboccata, sarà necessario “ammorbidire” la lenza e diminuire la velocità di recupero e si passerà quindi ad una lenza a catenella di styls o di sonar ” (2-3gr). Se ciò non sarà sufficiente si sceglierà una lenza a vetrino (2-5gr), la quale differisce da una a piombino semplicemente per la zavorra utilizzata, che in questo caso è costituita da vetro che, grazie al suo lento affondamento in acqua, consente di adoperare un recupero più moderato dell’esca allo scopo di stimolare anche le trote più svogliate. Per raggiungere invece trote a lunga distanza, durante l’autunno, si ricorre all’impiego di bombarde galleggianti (da G0 a G3) le quali consentono, grazie al loro peso, di effettuare lanci molto lunghi ma allo stesso tempo, grazie al loro lento affondamento in acqua, permettono di effettuare un recupero a velocità moderata appena sotto il pelo dell’acqua. In questo caso si sceglierà una bombarda con un “G” (fattore di affondamento) più verso il 3 se si dovranno insidiare trote “veloci” ed aggressive; mentre si scenderà sempre più vicino allo G0 per un recupero sempre più lento ed in presenza di trote più svogliate. Indipendentemente dal tipo di lenza utilizzata e della distanza da raggiungere, nel caso in cui ci si trovasse dinnanzi ad una situazione di trote particolarmente “apatiche”, in cui non sarà sufficiente “ammorbidire” la lenza e diminuire la velocità di recupero per ricevere attacchi con regolarità, si procederà allungando lo spezzone terminale e riducendo il diametro del filo utilizzato, anche fino allo 0.12, allo scopo di ottenere una presentazione sempre più naturale dell’esca. Altro fattore da considerare in caso di scarse abboccate, indipendentemente dalla stagione in cui ci si trova, riguarda l’innesco che, oltre a dover essere eseguito a regola d’arte, in modo da garantire un’ottima rotazione, può essere variato sia nella dimensione che nel colore che per quanto riguarda il tipo di esca fino a trovare quale sia il più redditizio per ogni situazione. Un ultimo consiglio che mi sento di darvi è quello di non fossilizzarvi su una sola esca ed un solo innesco ma ricordate che, in presenza di trote svogliate, è spesso appagante variare spesso il tipo ed il colore dell’innesco allo scopo di stimolare la curiosità e l’aggressività delle trote.

 

 

By Bonez

 

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