ABC Trota Lago

Aria di primavera...

ABC Trota Lago - Rivista: "Pianeta Pesca" (Marzo 2016)

Aria di primavera… 

Marzo, le giornate si allungano progressivamente, i raggi del sole si fanno sempre più caldi ed intensi ed anche l'acqua, dei laghetti di pesca sportiva, incomincia a riscaldarsi partendo dalla superficie. Nonostante il cambio di stagione sia astronomicamente fissato per il 20 Marzo , spesso, fin dai primi giorni del mese, si respira già aria di primavera. Proprio come noi, anche le trote percepiscono il cambiamento di stagione ed in particolare il graduale innalzamento della temperatura dell’acqua che le spinge a portarsi più verso la superficie. Ad inizio stagione, ci troviamo in una fase di transizione durante la quale, a seconda delle condizioni atmosferiche e delle dimensioni del lago, potremo trovare le trote un po’ ovunque. Con un inizio primavera che si mantiene piuttosto cupo e freddo troveremo i pesci in posizioni tipicamente invernali; mentre in presenza di giornate particolarmente limpide, soleggiate e calde le trote tenderanno a portarsi più in superficie e ad aumentare la loro attività predatoria. Durante la stagione primaverile, occorrerà quindi prestare particolare attenzione a tutti i possibili segnali di attività delle trote, sul pelo dell'acqua, che potrebbero essere utili per identificare le posizioni dei vari branchi e di conseguenza la zona in cui lanciare la nostra esca. L’innalzamento delle temperature, che provoca il graduale “risveglio” delle trote dal torpore invernale ed il conseguente aumento della loro aggressività, può indurre a pensare che la primavera sia una stagione “facile” da affrontare e particolarmente proficua, dal punto di vista delle catture, ma la realtà testimonia spesso il contrario. Molto spesso, in primavera, ed in particolar modo in laghi di dimensioni medio-grandi, le trote sembrano essere ovunque ed al tempo stesso da nessuna parte; ci risulta difficile capire a quale profondità stazionano e come insidiarle. A differenza di quanto accade nelle altre stagioni in cui, tendenzialmente, siamo in grado di prestabilire a quale indicativa profondità e distanza dovremo cercare le trote, in primavera, difficilmente siamo in grado di conoscerlo a priori e dovremo quindi essere pronti a cercarle ovunque. L’azione di pesca dovrà seguire il comportamento del pesce ed è quindi buona cosa uscire di casa, sempre, portando con se tutta l'attrezzatura (soprattutto se non si conosce il laghetto) così da trovarsi pronti a tutte le evenienze. Saltarelli, bombarde affondanti, bombarde galleggianti; insomma tutto ciò che può essere utile per pescare alle varie profondità in quanto, in primavera, dovremo pescare, molto spesso, variando continuamente profondità di pesca. Durante questa stagione nulla va scartato, si possono effettuare catture a qualsiasi profondità, con qualsiasi lenza ed a qualsiasi velocità di recupero ma non solo; potrà capitare di effettuare una cattura in superficie e la successiva molto più in profondità, una più distante da riva la successiva sotto ai nostri piedi, e viceversa. Un consiglio che mi sento di darvi è quello di: adoperare bombarde indicativamente G3 – G5 per effettuare un recupero, più o meno veloce, a saliscendi utile sia per ispezionare una più ampia fascia d’acqua che per stimolare le trote a cui piace particolarmente aggredire l’esca che scappa verso l’alto o verso il basso. In questo caso è importante non esagerare con la lunghezza del terminale in quanto, uno spezzone eccessivamente lungo, non consentirebbe all’esca di seguire velocemente la bombarda, nei vari saliscendi durante il recupero, rendendo vani i nostri sforzi. Per quanto riguarda invece i laghetti di piccole dimensioni, probabilmente a causa di una minor massa d’acqua che di conseguenza si “surriscalda” più velocemente, la situazione sembra essere più stabile già da inizio stagione. In piccoli laghi, con tutta probabilità, le trote stazioneranno principalmente in superficie e potranno quindi essere insidiate con leggere bombardine (G0-G3), se si troveranno a lunga distanza; mentre con lenze a piombino, catenella e vetrino se si stazioneranno più nei pressi del sottoriva. In tutti i casi l’azione di recupero dovrà essere tendenzialmente brillante in quanto, “teoricamente”, le trote saranno  particolarmente veloci nei movimenti e piuttosto  aggressive. Altro valido suggerimento è quello di effettuare dei rapidi recuperi per poi fermare l’azione del mulinello lasciando l’esca in balia delle acque per pochissimi secondi in modo che l’esca, scendendo verso il basso, induca le trote all’attacco. Nel caso in cui le trote appaiano meno attive, più lente e svogliate, sarà invece utile ricorrere a varianti quali bombardine aventi un fattore “G” prossimo allo zero, vetrini da 3-4gr o maracas; associando alla lenza scelta l’impiego di terminali tendenzialmente lunghi e sottili (anche 0.12mm) allo scopo di una più naturale presentazione dell’esca. In casi come questi, anche il recupero dovrà essere moderato ed effettuato quindi mediante una vigorosa tremarella, mantenendo la canna alta, in posizione quasi verticale, unita ad un recupero molto lento di mulinello, a volte, alternato anche a pause più o meno lunghe.

Il Piombino

Indipendentemente dalla stagione, in presenza di laghi di piccole dimensioni o comunque in tutti i casi in cui le trote stazionano nei primi 20-30 metri d’acqua dalla sponda, i “Piombini” costituiscono una delle soluzioni migliori, e più redditizie, per la pesca alla trota in lago. "Piombo" è il termine più diffuso, molto generalizzato, che l'agonista, o comunque la maggior parte dei pescatori, utilizza per far riferimento alla zavorra che si utilizza per la costruzione di una lenza. Come dice la parola stessa, si tratta di un cilindretto di piombo, la cui lunghezza è indicativamente compresa tra 1 e 6 centimetri circa e che, in alcuni casi, può essere ricoperto da una guaina di plastica colorata. A differenza delle bombarde, i piombini, non hanno un fattore “G” che ne indica l’affondabilità in acqua ma, essi, si differenziano tra loro, oltre che per il loro peso, per la loro forma in base alla quale affonderanno più o meno velocemente e di conseguenza meglio si adatteranno per una pesca più o meno in profondità.

Piombo short: caratterizzato da una forma tozza, che gli consente di affondare velocemente in acqua, risulta particolarmente indicato per una pesca in profondità; oppure per una pesca di velocità, in prossimità della superficie, in presenza di trote veloci ed aggressive.

Piombo slim: caratterizzato da una forma più allungata rispetto allo short, affonda più lentamente in acqua, ed è quindi “ideale” per una pesca in prossimità della superficie o a mezz’acqua, in presenza di trote piuttosto “veloci”.

Piombo superslim: la sua forma particolarmente allungata, gli consente di affondare piuttosto lentamente in acqua; caratteristica che lo rende adatto per una pesca in prossimità della superficie ed anche in presenza di trote non particolarmente voraci.

Quando e come?

Che si tratti di short, slim o superslim, tipicamente si utilizzano piombini aventi un peso compreso tra 2 e 5 grammi e si prediligeranno pesi più leggeri in presenza di trote indolenti, allo scopo di poter adoperare un recupero più moderato; mentre si sceglieranno piombi più pesanti per una maggior distanza di lancio, per raggiungere più velocemente il fondale, o in presenza di trote “aggressive” che prediligono un recupero più veloce dell’esca. Nel caso in cui le trote stazionino in superficie ed appaiono particolarmente aggressive si dovrà optare per zavorre più pesanti e tozze, poiché in queste circostanze il recupero dovrà essere veloce; mentre invece nel caso in cui il pesce appaia piuttosto indolente, o comunque poco dinamico nei movimenti, è consigliabile ricorrere a piombi più leggeri e di forma più allungata abbinati ad un recupero più lento. Indipendentemente da quale sia il peso e la forma del piombo scelto, la lenza è sempre la stessa e la si realizza infilando, prima di tutto, il piombo sulla lenza madre e si procede poi infilando un paracolpi, costituito, ad esempio, da una perlina in gomma, allo scopo di salvaguardare il nodo. Successivamente si lega l’indispensabile girella tripla al cui lato opposto viene annodato il terminale, realizzato con uno spezzone di fluorocarbon (tipicamente della misura 0,16mm) la cui lunghezza, di circa 50cm, può essere incrementata in caso di trote particolarmente svogliate, o più indolenti, fino a 100cm circa. Infine, ovviamente, l’amo la cui misura, tipicamente del n.8, andrà scelta in base all’esca che si vuole utilizzare, ed il tipo di innesco che si desidera effettuare, scegliendo la dimensione adeguata tra le misure n.4 e n.10. Durante l’azione di pesca, più le trote appariranno svogliate e sospettose e più si procederà riducendo il diametro del filo utilizzato, per lo spezzone terminale, allo scopo di ottenere una sempre più naturale presentazione dell’esca, fino a raggiungere diametri prossimi allo 0,12mm. Utilizzando una lenza a piombino, così come per tutte le altre lenze “leggere” per la pesca della trota in lago,  l’azione della tremarella è di fondamentale importanza ed è quindi necessario che, la lenza, venga abbinata alla canna idonea allo scopo di riuscire a gestire al meglio tale tecnica. Ideale utilizzare quindi una canna specifica, per tale tecnica, caratterizzata tipicamente da una lunghezza di circa 4.00mt ed un’azione tendenzialmente “morbida”, con una vetta molto sensibile ed un casting compreso tra 1 e 5 grammi. Queste caratteristiche consentono di riuscire a trasmettere all’esca le vibrazioni, impresse con la cima della canna, e di gestire quindi al meglio il recupero oltre ad offrire un’elevata sensibilità, fondamentale nella fase di abboccata e conseguente ferrata. Un rapido accenno anche alla ferrata che dovrà essere effettuata soltanto dopo aver percepito una partenza decisa della trota e non immediatamente alla prima tocca, onde evitare di ferrare a vuoto. La calma e l’esperienza sono doti fondamentali per un’ottima ed efficace ferrata; nessuno può stabilire, a priori, quale sia il momento migliore per effettuarla ma sarà l’esperienza di ognuno di voi a farvi stabilire quale sia il momento esatto in cui ferrare.

La zavorra fantasma: il vetrino

Trattando l’argomento: “Trota Lago”, chiunque di voi, con tutta probabilità, avrà sentito parlare di: “vetrino”. Definito anche “ghost” (fantasma), proprio per la sua trasparenza e conseguente mimetismo in acqua, non è altro che una zavorra, simile al classico piombino, ma costruito in vetro, la cui principale caratteristica è quella di dimezzare, all’incirca, il proprio peso specifico una volta che esso viene immerso in acqua. Ad esempio, a differenza di un piombino da 4gr il quale una volta in acqua mantiene il proprio peso, un vetrino che pesa 4gr sulla bilancia affonderà in acqua come fosse un piombino da 2gr. Questa particolarità consente di raggiungere la stessa distanza di lancio che si raggiungerebbe con un piombino dello stesso peso ma permette inoltre, al tempo stesso, di poter effettuare un recupero più lento evitando che l’esca scenda in maniera repentina verso il fondo. Grazie alla sua lenta e “morbida” discesa in acqua, il vetrino, risulta particolarmente indicato nelle situazioni in cui le trote stazionano in prossimità della superficie, a mezz’acqua oppure in presenza di trote particolarmente indolenti e svogliate a rincorrere un’esca troppo “veloce”. Anche i vetrini, esattamente come i piombini, si possono trovare in commercio in differenti forme (short, slim e superslim) e sono disponibili nelle misure che vanno da 2 a 5 grammi. Si sceglieranno quindi vetrini più o meno pesanti tenendo conto della distanza da raggiungere e dalla forma più o meno allungata a seconda della velocità di recupero che si intende adottare ed alla profondità a cui si intende recuperare l’esca, scegliendo una forma più tozza (short) se si deve scendere più verso mezz’acqua oppure una forma più allungata (slim o superslim) per un recupero molto in superficie. Per quanto riguarda la costruzione della lenza, la procedura è esattamente la stessa utilizzata per la pesca con il piombino con la sola differenza che, in questo caso, si utilizzerà come zavorra un vetrino e che lo spezzone terminale dovrà avere, tendenzialmente, una lunghezza maggiore compresa indicativamente tra 80 e 150cm. Durante l’azione di pesca, più le trote appariranno svogliate e sospettose e più si procederà allungando e riducendo il diametro del filo utilizzato, per lo spezzone terminale, allo scopo di ottenere una sempre più naturale presentazione dell’esca, fino a raggiungere diametri prossimi allo 0,12mm. Anche nel caso del vetrino, la canna ideale sulla quale effettuare la lenza è una canna “morbida”, sensibile e dall’azione leggera (0 – 3 grammi) per far si che si riescano a trasferire al meglio le vibrazioni all’esca ed in modo che, durante la fase di abboccata, la trota percepisca con la minor entità possibile la trazione della cima della canna. L’azione di recupero può avvenire sostanzialmente in due modi: mantenendo la canna alta e recuperando lentamente, senza accelerazioni, in modo piuttosto lineare; oppure in modo più deciso con la classica "tremarella": facendo tremare con decisione la cima della canna ed associando tale movimento ad un lentissimo recupero di mulinello per far si che l’esca si mantenga alla profondità desiderata. Durante la fase di abboccata, una volta avvertita la tocca, sulla cima della canna, è consigliabile arrestare completamente il recupero del mulinello e diminuire sia l’intensità che la forza delle “sbacchettate” ed attendere, mantenendo la canna in posizione verticale, una partenza decisa per poi ferrare. Un dettaglio molto importante al quale prestare attenzione riguarda la scelta del vetrino in quanto, oggi giorno, vi sono in commercio zavorre simili a vetrini, anch’esse trasparenti, ma realizzate in altri materiali come ad esempio il "plexiglass". Tali zavorre, apparentemente simili ad un vetrino, possiedono però caratteristiche di affondabilità differenti, spesso non indicate sulla zavorra stessa che, se confuse con un vetrino, rischiano di alterare, a vostra insaputa, l’azione di pesca.

Piombino o vetrino?

Probabilmente, alcuni di voi, giunti a questo punto dell’articolo, si domanderanno: “Piombino o vetrino?” E’ la stessa domanda che, molto spesso, tutti ci poniamo una volta giunti sul luogo di pesca la quale trova risposte differenti a seconda delle varie situazioni, dei gusti personali e dell’esperienza di ognuno di noi. Non esiste infatti una risposta univoca ma la scelta dipende da situazione a situazione e la risposta ci verrà data, di volta in volta, dalle trote stesse e dai conseguenti risultati in pesca. La trota lago, così come qualsiasi altra tecnica di pesca, è si basata su solide teorie ma richiede, al tempo stesso, molta fantasia oltre a tanta esperienza. Possiamo quindi affermare che, tendenzialmente, sceglieremo una lenza a piombino in presenza di trote in quantità, che appaiono “voraci” e propense nell’inseguire un’esca recuperata piuttosto velocemente; mentre utilizzeremo una lenza a vetrino con trote che stazionano in superficie o a mezz’acqua le quali appaiono però più “lente” ed indolenti e poco propense nell’inseguire un’esca veloce. Come fare per capirlo? Sarà l’esperienza di ognuno di noi l’elemento fondamentale per riuscire a stabilire se le trote prediligono un’esca veloce o una lenta. I primi turni di una gara, così come le fasi immediatamente successive alla semina (nel caso di una pesca ad ore) si rivelano spesso i momenti più adatti per un recupero veloce e quindi una lenza a piombino; mentre l’assenza di trote in quantità meglio si addice ad una lenza più “lenta” e morbida come il vetrino. Queste sono indicazioni di massima ma sarà il pescatore stesso che, grazie alla propria esperienza, dovrà stabilire quale sia la lenza più adatta ad ogni situazione e che gli permetterà di effettuare catture con regolarità.

By Bonez

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